“Common Times”, verso lo sciopero generale


Dal 12 al 14 aprile’011 SaDiR propone tre giorni di dibattiti, musica e assemblee in vista dello sciopero generale del 6 maggio.

04 aprile 2011 - 12:04

SaDiR è il nome di un desiderio che muove i corpi di tante e tanti,
sul confine fra le macerie dell’università all´epoca della riforma Gelmini e le città ormai svuotate di socialità da decreti e ordinanze. Vive negli incontri e negli scambi tra diverse soggettività collocate al limite di questi spazi, colorandole di nuova progettualità.

SaDiR trae forza dal rapporto fra tre termini: SAPERI,DIRITTI, REDDITO. All´interno delle pieghe di questa relazione, costruisce la propria proposta politica di uscita dalla crisi, rifiutando ogni tentativo di farla pagare ai soggetti che non hanno contribuito a crearla.

SaDiR è sperimentazione contro il presente misero che ci vogliono imporre, è tentativo di esodo dai processi di misurazione artificiale messi in atto nell´università discount del 3+2,e allo stesso tempo costruzione di alternativa, non semplice fuga quindi, ma spostamento nomade, attraverso corsi di autoformazione, in cui dare concretezza al concetto di sapere come bene comune: un sapere che derivi direttamente dalla socializzazione delle conoscenze fra i soggetti e dalle relazioni orizzontali, che si riveli immediatamente fruibile da tutte e da ciascuno che resti vivo e cresca nella libera circolazione, non recintato da copyright, parcellizzato da crediti o reso merce scarsa da logiche di mercato,interdisciplinare,non richiudibile in caselle preconfezionate ma meticcio, ibrido e contaminabile.

SaDiR si muove nelle città della crisi per reclamare diritti all´interno dell´esistenza precaria che ormai colpisce un´intera generazione, contro il ricatto sociale giocato dai vari Marchionne, Gelmini, Sacconi e dal nuovo Collegato Lavoro.

SaDiR invade i non-luoghi di segregazione in cui si trovano individui criminalizzati perché non-cittadini, perché scelgono di fuggire da guerre e da dittatori feroci, privati della propria libertà, della possibilità di scegliere e muoversi; a loro urla la propria complicità e il proprio desiderio di superare, abbattendoli, frontiere e confini. Invade i Cie perché la risposta a questa guerra può solo essere accoglienza incondizionata e dignitosa a tutti e tutte!

Ha attraversato i tumulti di piazza, nello spirito delle rivolte di Londra e Tunisi, passando per il 14 dicembre a Roma, e continua a vivere nelle richieste di quelle giornate: generazioni intere di ragazze e di ragazzi, di donne e di uomini che, in Italia come in tutto il Mediterraneo, reclamano un presente ed un futuro fatto di diritti, di nuovo welfare, di vere democrazie, e si indignano per esprimere il proprio dissenso a governi,dittature e regimi. Le lotte per la democrazia dei popoli in tumulto nel Maghreb e nel Mashrek ci suggeriscono le coordinate per un ripensamento dell’Europa, attraverso la connessione di veri percorsi di movimento sui territori, in cui ricercare il comune sociale a partire dalla crisi, mettendo a valore un comune politico per rovesciarla.

SaDiR reclama un reddito minimo garantito per tutte e tutti, sganciato dalla prestazione lavorativa, dentro un nuovo welfare-state non familistico. Reddito come una delle possibilità per ridurre le disuguaglianze sociali e il ricatto della precarietà, andando a rompere con la necessità di accettare compromessi lavorativi al ribasso; per soddisfare i bisogni di una generazione che, nonostante lo scacco della precarietà dilagante, non è più disposta a contrattare e comprimere i propri desideri.

La rivendicazione del reddito non può essere solo uno slogan, una teoria, ma deve necessariamente esprimere la propria materialità nelle pratiche quotidiane, smascherando la falsità di chi vuole farci credere che la ricchezza non c´è, che le politiche di austerity siano l´unica uscita possibile dalla crisi e che dovremmo accontentarci di lavori umili. La ri-approriazione di forme di reddito, diretto e indiretto, diventa la pratica per smarcarsi da un´esistenza precaria e sotto ricatto, ma insieme è immediatamente costruzione di un´alternativa, di un futuro degno di questo nome.

SaDiR reclama a gran voce lo sciopero generale e generalizzato: generale perché tutte le categorie lavorative classiche possano scioperare, possano astenersi dal lavoro; generalizzato perché anche tutte quelle forme di lavoro moderno, i contratti co.co.pro., co.co.co, contratti atipici e la miriade di altri contratti a tempo determinato che permettono la continuità di precarietà e lo sfruttamento lavorativo, possano scioperare nelle forme che ritengono migliori, dal blocco dei flussi produttivi, ai blocchi precari  metropolitani, perché non si può immaginare una società migliore senza ripensare anche ad un modello di sviluppo diverso e alternativo da quello che c’è ora.
Per questo saremo protagonisti, insieme a tanti e tante, nella costruzione dello sciopero generale del 6 maggio 2011, perché quattro ore non possono bastare, per uno sciopero generale e generalizzato! Not bombs, make strike!!!

> Programma della tre giorni:


Martedì 12 aprile’011
Oltre il pubblico, per l’università del comune

La riforma Gelmini costituisce il Game Over per l´università pubblica, la fine di un processo che inizia da lontano e la cui partita ha visto partecipi esecutivi di destra come di sinistra, che da vent´anni giocano alla dismissione dell´università sulle vite degli studenti e delle studentesse. Quello che cambia davvero, oggi, risiede nel contesto intorno: la crisi economica globale si riflette anche sul mondo universitario, tanto nelle applicazioni della riforma, attraverso le modifiche alla governance, quanto nel calo delle iscrizioni agli atenei.

I tumulti che hanno incendiato le città euromediterranee raccontano di una generazione altamente scolarizzata che diventa protagonista, prendendo parola con la forza dei propri corpi e rifiutando la miseria di un presente fatto di precarietà, disoccupazione, ricatti e costrizioni.

La difesa dell´università pubblica non si è mai tradotta in amore per lo status quo, sicuramente non oggi che da difendere ci sono solo rovine. Risulta però imprescindibile schierarsi contro l´attacco al pubblico e alla democrazia sostanziale, per andare oltre, praticando l´alternativa e costruendo dal basso nuove istituzioni, quelle del comune.

Alle ore 17
Francesco Brancaccio _ Unicommon Roma
Roberto Iovino _ Rete della Conoscenza
Federico Montanari _ Ricercatori Prec.
contributi da Unicommon Pisa, Parma, Padova

@ facoltà di Scienze Politiche, Strada Maggiore 45

Mercoledì 13 aprile’011
There is no choise _ Un altro mondo è necessario

@ facoltà di Scienze MFN _ aula Ghigi _ via San Giacomo 9

Sul terreno della conversione ecologica si gioca oggi una battaglia centrale sul futuro di tutti noi, non solo perché riguarda le sorti del nostro pianeta ma perché al contempo questa scommessa ci pone direttamente di fronte a questioni quali la difesa dei diritti sul lavoro e della necissità di nuove forme di welfare.
Costruire un’alternativa all’attuale sistema produttivo significa lottare per una gestione condivisa dei beni comuni, una sfida ambiziosa e radicale ma preticabile.
Lo straordinario percorso referendario per l’acqua bene comune e le numerose esperienze di lotta da Vicenza a Chiaiano ci dimostrano che è possibile, oltre che necessario, pretendere e realizzare una giustizia sostanziale che vada al di là del pubblico e del privato.

Alle ore 18
Guido Viale _ economista e autore del libro La conversione ecologica
Vittorio Bardi _ C.C. Fiom
Gianmarco de Pieri _ cs Tpo

Presentazione di “La conversione ecologica”

A seguire @ facolta’ di lettere (via zamboni 38):
dalle 23 MAGIC COMMON PARTY!
Sugar Mino_from Tarantattack Sound_reggae
Stile dj_ from SaDiR_ super trash

Giovedì 14/4
Verso lo sciopero generale del 6 maggio


Alle ore 19
Assemblea regionale Uniti per lo sciopero

@ facoltà di Lettere e filosofia _ aula 2 _ via Zamboni 38

A seguire

Alle ore 21 Non vengo dalla luna _ Soggettiva intorno al 14 dicembre

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