“Click” and live [audio]


Si è concluso lo scorso 3 febbraio il “Click Day”, il kafkiano sistema per la regolarizzazione degli stranieri in Italia.

07 febbraio 2011 - 11:31

Si è concluso lo scorso 3 febbraio il “Click Day”, la procedura informatizzata prevista dal Decreto Flussi 2010/2011 per la regolarizzazione in Italia degli stranieri non comunitari.

Il Click Day è stato pensato come alternativa al Protocollo tra le Poste Italiane e il Ministero dell’Interno, lo strumento adottato negli scorsi anni dal governo italiano per rinnovare i permessi di soggiorno per i cittadini non comunitari immigrati, la cui introduzione portò ad una mobilitazione nazionale dei migranti contro i costi altissimi delle procedure burocratiche, i lunghi tempi d’attesa e la mancanza di un’adeguata informazione. E che finì nello scandalo per le file chilometriche di fronte agli uffici postali a cui furono costretti i migranti.

Abbiamo chiesto a Marco Pellegrino, patrocinatore nell’ambito dell’immigrazione in uno studio legale di Bologna, di spiegarci cos’è e come funziona dal punto di vista pratico e legislativo questa strana macchina di sapore kafkiano.

Che trasforma con un “click” le vite e le speranze di molti uomini e di molte donne.

> Ascolta l’intervista

Complessivamente sono state 392.310 le richieste pervenute al sistema informativo del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione, a fronte dei 98.080 posti a disposizione.

50.652 le domande di regolarizzazione presentate in Emilia-Romagna, con Bologna città capofila, seguita da Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Forlì, Ravenna, Ferrara e Rimini.

Le domande sono state così ripartite tra i tre diversi click day:

– 324.709 domande inviate il 31 gennaio, relative alle quote previste dall’art. 2 del decreto, divise in 230.929 per lavoro domestico e 93.780 per lavoro subordinato, a fronte di un totale di 52.080 posti disponibili;

– 60.983 inviate il 2 febbraio, relative alle quote previste dall’art. 3 del decreto (solo domestici di paesi fuori dalle quote riservate), divise in 53.389 per colf e 7.594 per badanti, a fronte di 30.000 posti disponibili;

– 6.618 domande inviate il 3 febbraio per le quote previste dagli artt. 4, 5 e 6 del decreto (conversioni di permesso di soggiorno, lavoratori formati all’estero e lavoratori di origini italiane) a fronte di complessivi 16.000 posti disponibili. (Fonte: MeltingPot)

Richieste di 4 volte superiori alle quote fissate dal Governo: pochi minuti dopo le 8 – l’ora tassativa per inoltrare la richiesta – le domande pervenute erano già più del doppio dei posti a disposizione.

Una prova della sproporzione rispetto alle esigenze reali del Paese, un ulteriore segnale dell’inadeguatezza di un provvedimento – presentato come possibilità per nuovi cittadini stranieri di trasferirsi in Italia per lavorare, ma in realtà una lotteria per regolarizzare una piccola parte di chi già vive e lavora in Italia.

Un sistema contraddittorio, una sanatoria che però non sana nulla, perché costringerebbe lo straniero che già si trova in Italia senza documenti e vuole regolarizzare la sua posizione di lavoro a tornare nel suo paese di origine, ottenere un visto e poi rientrare in Italia.

Un provvedimento che ruba il diritto di scelta, aumenta il rischio di ricattabilità e schiaccia i diritti di chi è andato o vuole andare, e cerca un approdo per costruire un’altra vita.

( Info sui dati della ripartizione delle domande per modello, regione e nazionalità su MeltingPot)

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