Cie, nuova gestione a 28 euro al giorno a detenuto


Più che dimezzati i fondi per la gestione del centro in via Mattei. A rischio anche i servizi minimi. Intanto parte da Bologna la campagna LasciateCIEntrare, per l’accesso dei giornalisti ai centri di detenzione

24 aprile 2012 - 14:53

La notizia non è ancora ufficiale, ma sarà probabilmente il consorzio Oasi, di Trapani, ad occuparsi della sopravvivenza dei migranti rinchiusi nel Cie di Bologna. E lo farà impiegando 28 euro al giorno per ogni detenuto. Scalzata quindi  la Misericordia di Modena, che fino ad ora gestiva il centro con un budget di 72 euro a testa. I 28 euro dovrebbero comprendere tutti i servizi essenziali, dal cibo al vestiario, all’assistenza medica, al servizio di mediazione culturale e le altre attività per i detenuti. A rischio anche lo sportello d’informazione giuridica, previsto in un protocollo avviato dalla garante regionale per i detenuti Desi Bruno e dall’assessore al welfare Frascaroli. Le conseguenze di un taglio così netto sono difficili anche da immaginare. Già in passato la gestione Misericordia ha causato denunce e proteste da parte dei migranti rinchiusi. Ora le condizioni di detenzione, già estreme, rischiano se possibile di deteriorarsi. Sembra che la dottrina dell’austerity, tagliare di più a chi ha meno diritti, non debba  trovare proprio nessun limite, neanche le mura di una prigione per migranti.

Una denuncia del bando, e anche delle attuali condizioni di detenzione all’interno del Cie di via Mattei, arriva dalla campagna LasciateCIEntrare che ha preso il via ieri da Bologna. L’iniziativa è parte del network europeo Open Access Now, una mobilitazione per richiedere  l’accesso ai centri di detenzione per i giornalisti e la società civile dato che “ad oggi, nella maggior parte di Paesi europei, l’accesso dei giornalisti e della società civile nei luoghi di detenzione dei migranti è estremamente limitato e controllato. Spesso è impossibile incontrare o anche parlare con i detenuti. In generale solo i parlamentari hanno un diritto di accesso”. Una delegazione composta da Danilo Gruppi della Cgil, un esponente dell’Arci, due del Pd e Cecile Kyenge Kashetu della campagna “LasciateCIEentrare”, ha effettuato un piccola visita all’interno del Cie bolognese e all’ uscita ha raccontato la situazione e riportato le testimonianze raccolte. Un quotidiano di vessazioni e abusi d’autorità reso possibile dalla legge Bossi Fini, come nel caso delle migranti rinchiuse malgrado abbiano richiesto protezione denunciando chi le sfrutta, come permette di fare l’articolo 18. Un lavoratore maghrebino in Italia da più di 25 anni, rinchiuso dopo aver perso il posto di lavoro, chiedeva con altri compagni il perchè di questo “furto di vita che ci stiamo subendo”. La situazione è molto tesa anche nel reparto femminile, dato che “la maggiorparte sono arrivate in Italia da minorenni e sono finite sulla strada, altre hanno appena 18 o 19 anni. Quattro hanno fatto richiesta di protezione con l’articolo 18 e aspettano la risposta. Una vuole andare in Nigeria ma è trattenuta nel Cie da quattro mesi perché rifiuta di andarci senza la figlia, che ha due anni ed è affidata ai servizi sociali. C’è una donna rom croata in Italia da 30 anni, otto donne si sono presentate volontariamente in questura perché avevano ricevuto una lettera della polizia per andare a rinnovare il permesso di soggiorno, invece le hanno portate al Cie. Da quel posto si esce distrutti psicologicamente”, come spiega Cecile Kyenge Kashetu. Il settore maschile è stato protagonista ancora una volta ieri sera, dell’ennesima rivolta dei migranti, culminata con la fuga di due di loro, con 40 materassi bruciati e scontri con le forze dell’ordine. Durante la visita della delegazione all’interno del centro regnava una calma surreale, interrotta solamente dal via vai dell’ingente contingente di forze dell’ordine presente all’interno del CIE di via Mattei. Il segretario della Cgil ha affermato: “Non avrei mai pensato che nella mia città ci fosse un posto del genere”; beh, meglio tardi che mai..

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Share on Tumblr


Articoli correlati