Mr.Job/Yoox, 17 esposti per molestie su lavoratrici
Picchetti alla Conor, riesplode la rabbia dei facchini

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Tensione a presidio contro festival regime eritreo
Poi centinaia in piazza Maggiore: “Ci avete tradito!”

 

Berlino / “Non potete sgomberare un movimento” [foto]

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Modena / Al via i Mondiali antirazzisti:
in campo anche “Zeroincondotta”

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Speciale / Genova 2001
Le poltrone cambiano, l’ingiustizia resta

Diaz, la prima sentenza è un “amnistia per la polizia”: assolti i vertici. Ma le cose cambiano in appello, condannati alti dirigenti. Nel luglio 2012 la cassazione conferma le condanne, a inizio 2014 scampoli di pena ai domiciliari per Mortola, Gratteri e Luperi. Bolzaneto, sette condanne confermate in Cassazione. Dei 25 manifestanti rinviati a giudizio per devastazione e saccheggio, dieci condannati in appello. Il 13 luglio 2012 la cassazione conferma cinque condanne, da 6 ai 14 anni, che diventano esecutive. Gli altri cinque rinviati in appello ma limitatamente alla concessione delle attenuanti.
Il 17 novembre 2007, contro il processo ai manifestanti, si era svolta a Genova, con straordinario successo, una manifestazione nazionale. Di nuovo a Genova, in cinquantamila, nel decennale, il 23 luglio 2011.
Rivelazioni. Falsi documenti. Ammissioni. Intercettazioni. Risarcimenti. E promozioni. Come quella di Gianni De Gennaro al ministero di Amato e poi al commissariato per i rifiuti campani, e quella del suo vice Antonio Manganelli a capo della polizia. Ingiustizia è fatta. Notizie, testimonianze e materiali audiovisivi raccolti negli anni da Zeroincondotta.

Atlantide r’esiste alle minacce di sgombero
Tant* in piazza “alla conquista della fucsia primavera” [foto]

 

#Renzistaisereno, Bologna contro la precarietà e l’austerity
Nuova occupazione, blitz a Crif e Staveco; in piazza il 25 e il 26

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Al via Hackmeeting
In città hacker da tutta Italia

 

L’emergenza Nordafrica “non è finita:
multe e ingiunzioni ai profughi”

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Nuova ordinanza “anti-alcol” del Comune

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Speciale / Federico Aldrovandi, ucciso dalla polizia senza una ragione

Ferrara, via dell’Ippodromo. All’alba del 25 settembre 2005 muore a seguito di un controllo di polizia Federico Aldrovandi, 18 anni. Dopo due anni di coperture e reticenze, durante i quali le versioni ufficiali sposavano la tesi della morte per overdose e dell’innocenza dei tutori dell’ordine, il 20 ottobre 2007 è iniziato il processo a quattro agenti, a novembre 2008 il “colpo di scena”, agli atti del processo una foto che mostrerebbe inequivocabilmente come causa di morte sia un ematoma cardiaco causato da una pressione sul torace, escludendo ogni altra ipotesi. Su questa immagine è acceso il dibattito, nelle ultime udienze della fase istruttoria, tra i periti chiamati a deporre dai legali dalla famiglia e quelli della difesa. Infine, il 6 luglio 2009, la condanna degli agenti. Il giudice: «Ucciso senza una ragione», imputati condannati a 3 anni e mezzo per eccesso colposo in omicidio colposo. Nel nostro speciale i resoconti di tutte le udienze. Il 9 ottobre 2010 il Viminale risarcisce alla famiglia due milioni di euro, una cifra che nel 2014 la Corte dei conti chiederà che venga pagata dai poliziotti. L’10 giugno 2011 si chiude il processo d’appello con la conferma delle condanne. Durissima la requisitoria della pg: “In quattro contro un’inerme, una situazione abnorme”. Gli agenti fanno ricorso in Cassazione che il 21 giugno 2012 rigetta, le condanne sono definitive (ma c’è l’indulto). Pg: “Schegge impazzite in preda al delirio”. Nel 2013 scontano i 6 mesi di pena residua, Lino Aldrovandi a Zeroincondotta: “Non voglio nemmeno pensare che non li licenzino”, ma un anno dopo tornano in servizio. Il 15 febbraio 2014 manifestano in cinquemila: “Via la divisa”. A giugno 2014 una condanna definitiva nel secondo filone processuale, quello per i depistaggi delle prime indagini: otto mesi per il poliziotto che nascose i registri del 113, prescrizione invece per il collega che chiuse le registrazioni; una poliziotto condannato anche nel processo-ter. Ad aprile 2014 al congresso del Sindacato Autonomo di Polizia standing ovation per gli agenti condannati. Un anno prima a provocare era stato il ben più piccolo Coisp, sindacatino che strappò il proprio quarto d’ora di notorietà manifestando sotto le finestre dell’ufficio di Patrizia Moretti. La città in piazza: “Lo scatto d’orgoglio”. Tutti i nostri articoli dal 2007 a oggi.

Barcellona / Cronache di una settimana di resistenza

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