Al carcere minorile del Pratello quattro detenuti per cella

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Logistica, casa, scuola, università e una nuova occupazione:
tutti i fronti dello sciopero sociale

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Editoriale / Trova le differenze

“Dura lex, sed lex”. Una massima latina a cui chi ha la responsabilità di amministrare si appoggia, spesso e volentieri, per giustificare anche le peggiori nefandezze. Negli ultimi tempi, il sindaco Merola ha deciso di  muoversi con inedita disinvoltura lungo il confine tracciato da questo perentorio concetto sfidando norme e ministero dell’Interno sulle nozze contratte all’estero. Sul […]

Omofobi e fascisti cacciati da due piazze [foto+video]

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L’Università sgombera Hobo [foto], cariche e barricate
Scontri e un fermato (poi rilasciato) in rettorato

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Spunta un albero e cresce la mobilitazione contro F.I.Co.
Con trasferta a Milano per giornate NoExpo

 

Arriva lo sgombero di Taksim in via Irnerio [foto]
“vile attacco contro un’esperienza di riappropriazione”

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Làbas lancia la campagna #ioccupo
e parte da un alloggio Acer in via Mascarella

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Sgomberata la tendopoli in Comune [foto]
Asia: “Ecco l’ipocrisia del Comune”

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“Lavorare alla Festa dell’Unità? In nero e per 4 euro l’ora”
Il bluff del Pd: “Via l’attività responsabile”

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Atlantide: Firmato un preaccordo con il Comune
“Finalmente confronto politico, ma esiti non scontati”

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Speciale / Federico Aldrovandi, ucciso dalla polizia senza una ragione

Ferrara, via dell’Ippodromo. All’alba del 25 settembre 2005 muore a seguito di un controllo di polizia Federico Aldrovandi, 18 anni. Dopo due anni di coperture e reticenze, durante i quali le versioni ufficiali sposavano la tesi della morte per overdose e dell’innocenza dei tutori dell’ordine, il 20 ottobre 2007 è iniziato il processo a quattro agenti, a novembre 2008 il “colpo di scena”, agli atti del processo una foto che mostrerebbe inequivocabilmente come causa di morte sia un ematoma cardiaco causato da una pressione sul torace, escludendo ogni altra ipotesi. Su questa immagine è acceso il dibattito, nelle ultime udienze della fase istruttoria, tra i periti chiamati a deporre dai legali dalla famiglia e quelli della difesa. Infine, il 6 luglio 2009, la condanna degli agenti. Il giudice: «Ucciso senza una ragione», imputati condannati a 3 anni e mezzo per eccesso colposo in omicidio colposo. Nel nostro speciale i resoconti di tutte le udienze. Il 9 ottobre 2010 il Viminale risarcisce alla famiglia due milioni di euro, una cifra che nel 2014 la Corte dei conti chiederà che venga pagata dai poliziotti. L’10 giugno 2011 si chiude il processo d’appello con la conferma delle condanne. Durissima la requisitoria della pg: “In quattro contro un’inerme, una situazione abnorme”. Gli agenti fanno ricorso in Cassazione che il 21 giugno 2012 rigetta, le condanne sono definitive (ma c’è l’indulto). Pg: “Schegge impazzite in preda al delirio”. La corte dei conti dispone cautelativamente blocco del quinto e confisca dei beni per i quattro, per coprire il maxi risarcimento riconosciuto nel 2010 dal Viminale alla famiglia. Nel 2013 scontano i 6 mesi di pena residua, Lino Aldrovandi a Zeroincondotta: “Non voglio nemmeno pensare che non li licenzino”, ma un anno dopo tornano in servizio. Il 15 febbraio 2014 manifestano in cinquemila: “Via la divisa”. A giugno 2014 una condanna definitiva nel secondo filone processuale, quello per i depistaggi delle prime indagini: otto mesi per il poliziotto che nascose i registri del 113, prescrizione invece per il collega che chiuse le registrazioni; una poliziotto condannato anche nel processo-ter. Ad aprile 2014 al congresso del Sindacato Autonomo di Polizia standing ovation per gli agenti condannati. Un anno prima a provocare era stato il ben più piccolo Coisp, sindacatino che strappò il proprio quarto d’ora di notorietà manifestando sotto le finestre dell’ufficio di Patrizia Moretti. La città in piazza: “Lo scatto d’orgoglio”. Tutti i nostri articoli dal 2007 a oggi.