Brescia / Tutti liberi i quattro migranti scesi dalla gru


Resta ai domiciliari l’antirazzista bresciano arrestato lunedì 8. Il comunicato dell’Associazione Diritti per Tutti: «Andiamo avanti. Per e con tutti questi nostri compagni e fratelli». Domenica 28 a Firenze assemblea antirazzista nazionale

17 novembre 2010 - 12:18

Intorno alle 19 di ieri sera, quasi 24 ore dopo la discesa dalla gru di via San Faustino,  è stato rilasciato Sajad, l’ultimo dei quattro migranti trattenuti in questura da lunedì sera.  Gli altri tre, Jim, Arun e Rachid, liberati nelle ore precedenti, ieri sono intervenuti in diretta a Radio Onda d’Urto.

Ieri inoltre il tribunale del riesame ha confermato, pur attenuandola, la detenzione cautelare ai domiciliari per Fabio, l’antirazzista bresciano fermato durante il violento tentato sgombero del presidio sotto la gru di lunedì 8.

Stasera il centro sociale Magazzino47 ospiterà un’assemblea cittadina per fare il punto della situazione e decidere come continuare la mobilitazione.

La lotta contro la sanatoria truffa e per i diritti dei migranti ha assunto nelle ultime settimane rilevanza nazionale: mentre è arrivata al dodicesimo giorno la protesta dei migranti che a Milano resistono sulla torre di via Imbonati, lo scorso 14 novembre il capoluogo lombardo ha ospitato una prima assemblea antirazzista nazionale, che ha deciso di aggiornarsi a Firenze domenica 28

> Il comunicato dell’Associazione Diritti per Tutti

Brescia, 16 novembre 2010

DOPO LA GRU

Gli amministratori al potere in questa città e i loro alleati rivendicano di essere riusciti a tenere la linea della fermezza, della chiusura totale contro la forte richiesta di tanti migranti, che vivono e lavorano a Brescia, di uscire dalla clandestinità, dalla schiavitù.

Il Ministro dell’Interno ha esautorato le Istituzioni di questa città imponendo un vero e proprio stato d’assedio contro la protesta dei migranti truffati dallo Stato e da imprenditori senza scrupoli, dimostrando per l’ennesima volta come lo sproloquio leghista sia solo funzionale allo sfruttamento dei migranti. La Lega Nord di “clandestini” ne vuole di più, perché i “clandestini” sono ricattabili, precari, flessibili ed esclusi dalla società.

Esponenti della gerarchia di una potenza politica e finanziaria come la Diocesi di questa città ci hanno accusati di strumentalizzare la lotta dei migranti. Da quale pulpito, verrebbe da dire!

Tutti coloro che indicano i colpevoli della ribellione nei “cattivi maestri e fomentatori italiani” usano questo argomento per provare a negare o depotenziare le ragioni forti della protesta e perché proprio non ce la fanno a pensare che gli immigrati siano in grado di prendere l’iniziativa e decidere il proprio destino, di scegliere di lottare per i diritti. Non riescono a pensarlo perché ne hanno paura.

Temono che la partecipazione, la dimensione collettiva delle lotte che non chiedono “tutori” e nemmeno carità mettano in crisi il loro potere e i loro privilegi.

Abbiamo visto la soddisfazione, espressa da dirigenti sindacali, per la chiusura di quella che per loro è stata solo una brutta pagina nella storia della città. Silenzi imbarazzati e imbarazzanti di organizzazioni sindacali la cui stessa ragion d’essere proclamata è la capacità e volontà di stare dalla parte dei diritti dei lavoratori.

Abbiamo visto le passerelle fugaci, ad uso mediatico, di svariati politici con la coscienza sporca.

Abbiamo visto la scarsa trasparenza di presunti mediatori che avevano come scopo primo delegittimare le richieste dei migranti e conquistare il centro delle scena, senza rinunciare nemmeno a far ricorso a vere e proprie falsità.

Pensiamo che i fatti rendano chiaro a tutti che l’occupazione della gru ha subito una svolta quando ai migranti è stata data la possibilità di nominare i propri legali di fiducia. Un diritto elementare calpestato per più giorni, come è stato negato il cibo che i ragazzi sulla gru volevano, come è stata loro negata la possibilità di comunicare.

Sono stati messi in campo strumenti di pressione pesantissimi per soffocare una lotta per dei diritti.

Brescia più che la città dell’integrazione, come si è pontificato, ha mostrato di essere la città del razzismo istituzionale.

Abbiamo visto però anche un’altra Brescia. Un presidio solidale con la lotta dei migranti sostenuto da moltissime persone con diverse appartenenze, senza alcuna appartenenza, con appartenenze perdute e ritrovate.

Sappiamo anche che tantissimi immigrati già vedono e ricorderanno a lungo la gru come i giorni della forza e del coraggio straordinari di salire 35 metri sopra il cielo per conquistare dignità e rispetto, per far conoscere a tutti le loro ragioni contro l’ingiustizia. Sentono l’orgoglio di averci provato e di esserci riusciti, a carissimo prezzo. Sanno di avere regalato a tutti una lezione incancellabile.

Noi, insieme a tantissimi italiani e bresciani, stiamo e resteremo dallo loro parte. Siamo dalla parte di tutti coloro – italiani e migranti, uomini e donne, lavoratori, studenti, precari – che davvero, nei fatti, hanno la forza e il coraggio di credere che lottare per i diritti sia giusto e possibile.

Noi andiamo avanti. Per e con tutti questi nostri compagni e fratelli. Per i ragazzi migranti della gru e del presidio. Per le persone già espulse o a rischio di espulsione ancora detenute nei Centri di Identificazione e Espulsione. Contro le deportazioni. Contro la sanatoria truffa. Contro le guerre tra poveri.

Per noi nessuna persona è illegale.

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