Bologna in “Berretta rossa”, tutta un’altra storia [foto]


Nel libro di Monteventi e D’Onofrio “storie di Bologna attraverso i centri sociali”. Episodi grandi e piccoli per narrare il “partito della fraternitè”, come lo definisce Evangelisti. La nostra recensione con fotogallery dal 1976 a oggi.

13 marzo 2011 - 14:10

Un centrifugato (vitaminico) di episodi, date, nomi, volti, storie, storia. “Berretta rossa” è il libro scritto da Valerio Monteventi e Serafino D’Onofrio per raccontare “Storie di Bologna attraverso i centri sociali”, come recita la copertina. Fresco di stampa e di una prima presentazione, pochi giorni fa a Vag61, partecipata al di là di ogni ragionevole dubbio: oltre i metri quadrati ed i libri disponibili per la serata, quanto meno. Più persone, dice qualcuno, di quelle che nello stesso momento affollavano la Feltrinelli per Saviano. Leggenda? Poco male. Nei centri sociali si sfornano pure quelle.

Prima di tutto, “Berretta rossa” serviva. Perchè restituisce, istantanea dopo istantanea, un patrimonio sociale e culturale  che di questa città dice tanto ma che difficilmente trova spazio sugli scaffali di archivi e biblioteche. Meglio berr1così. Meglio lasciare questo compito alla consapevolezza e all’ironia di “Berretta Rossa”. Il titolo arriva da una via nel quartiere Santa Viola dove gli autori collocano il primo centro sociale occupato di Bologna. E’ il 1976. Da lì si cavalca fino a cinque minuti fa. Isola nel Kantiere, Fabbrika, Livello 57, Tpo, Crash, Lazzaretto, Atlantide, Xm24, Vag61, Bartleby. E non sono tutti.

Una girandola di “storie quasi tutte vere” e “personaggi quasi tutti inventati”, come spiegano gli autori. Quelli “del giro”, dietro soprannomi e pseudonimi, riconosceranno compagni di strada e vite intense. Sorrideranno per le intemperanze di “berrRossano”, magari si commuoveranno dando un volto al “mezzo/poeta”. Un mosaico di proclami e megafoni gracchianti, inchiostro di ciclostile e messaggi su Facebook, cortei e scontri, occupazioni e sgomberi, ri-occupazioni e ri-sgomberi… O sgombri, perchè a stomaco pieno si legge meglio e il “gladiatore della memoria”, narratore e un po’ protagonista del libro, se la cava pure ai fornelli. Un viaggio tra autoriduzioni e writers, Nabat e Mutoids, fiammiferi antivento e bicchieri di Aglianico, Deleuze e lumache giganti, impiegate comunali che segnalano cosa si potrebbe occupare e lattai che sanno come non farsi sgomberare. Quella volta che a finire occupata fu perfino la basilica di San Petronio, quell’altra che niente meno fu smontato pezzo per pezzo un Cpt.

valePagine su pagine che centinaia di persone, negli anni, hanno scritto con menti e corpi: ogni tanto a volto coperto, ma lasciando sempre liberi gli occhi per guardare dritto in faccia il futuro. Pagine sbiadite, pagine più fresche e nitide, pagine ancora da scrivere. Il filo rosso lo traccia Valerio Evangelisti nella splendida prefazione al libro: “La Rivoluzione francese, che tanta influenza esercitò sulle insurrezioni dei due secoli successivi, aveva un motto notorio: ‘Libertà, uguaglianza e fraternità’. La terza parola, la più trascurata, è quella che meglio definisce l’esperienza dei centri sociali. Laboratori di politicasera e cultura, certo, fucine di lotte e di forme alternative di svago, ma anche, in primo luogo, aggregazioni di individui che hanno deciso di aderire a un comune assieme di valori. Ciò appartiene in fondo alla storia del movimento antagonista, sia antica che recente. Funzionavano grosso modo così le Case del Popolo, risalenti ai primi del ‘900 e, in qualche caso, all’ultimo decennio dell’ ‘800. (…) Eppure, malgrado fratture a getto continuo, una compattezza rimane. Siamo il partito della fraternité. E’ giusto, urgente e necessario rintracciarne le origini. Una ricostruzione delle storie individuali può aiutare moltissimo a ricomporre la storia complessiva. Vale per Bologna, vale per tutta Italia”.

PS Complimenti speciali ed un ‘in bocca al lupo’ particolare a Valerione, che tra un’avventura e l’altra è anche un pezzo (grosso) di Zeroincondotta. E tanta, tanta solidarietà alla tastiera del suo pc.

> Guarda la fotogallery: centri sociali a Bologna, 1976/2011:
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> Didascalie foto: 1 Berretta Rossa — 2 Ex Dazio San Ruffillo — 3 Squadra del Molozio Nono  — 4 La Fabbrika — 5/7 Isola nel Kantiere — 8 Sgombero in via Mascarella — 9 Rap per gli spazi sociali, via Indipendenza — 10/12 Livello 57 — 13/18 Tpo — 19/22 Xm24 — 23/24 Lazzaretto — 25 Manifestazione “Nazi bona lè” — 26/31 Vag61 — 32 Venos al lavoro — 33/41 Crash! — 42/45 Bartleby — 46/49 Campagna “Ci autorganizziamo. Senza il vostro permesso” — 50 In piazza Maggiore — 51 Writing

Per le foto di questa gallery ringraziamo le fotografe ed i fotografi di Zic oltre a Luciano Nadalini, Gianluca Perticoni, Massimo Sciacca e tutt* quell* di cui non è stato possibile risalire al nome.

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