“Bocciare il ddl Gelmini: ora o mai più!”, le prossime tappe della mobilitazione


Il 12 ottobre assemblea d’Ateneo e “Notte degli indisponibili”, il 13 “Reclaim the streets”, il 14 presidio al rettorato. I comunicati di Bartleby e Cua ed un contributo di Bologna prende saperi.

07 ottobre 2010 - 15:11

Bocciare il ddl Gelmini: ora o mai più!

Si tratta di un momento decisivo. Per la prima volta dall’inizio delle mobilitazioni dei ricercatori la protesta si allarga.

Durante le due assemblee che si sono susseguite nella giornata di oggi, studenti e ricercatori si sono cofrontati e hanno preso parola e posizione contro la dismissione dell’università pubblica e contro il ddl Gelmini prossimo all’approvazione alla Camera.

L’assemblea di ateneo dei ricercatori è stato un primo momento di incontro tra le varie figure del mondo universitario.

L’indisponibilità diventa l’elemento che lega studenti, ricercatori, precari.

Ci siamo dichiarati indisponibili ai ricatti e alla contrattazione al ribasso con i quali rettori e governo vorrebbero accontentarci.

Dopo la prima settimana di sospensione della didattica da parte dei ricercatori, l’indisponibilità viene confermata come l’arma piu’ efficace per la prosecuzione della mobilitazione contro questo ddl.

L’eccedenza dell’assemblea di oggi si è riversata nel cortile del rettorato, dove è emersa l’esigenza di trovare altre forme comuni di protesta.

Un secondo e partecipato momento è stata l’assemblea nella facoltà di lettere, che ha visto le differenti figure del mondo della formazione ribadire che:

siamo indisponibili a stage e tirocini gratuiti,

siamo indisponibili a una qualità della didattica in declino,

siamo indisponibili alla costante denigrazione della cultura, della ricerca e della formazione da parte del governo.

Il 14 ottobre, giorno in cui si aprirà la discussione parlamentare sul ddl Gelmini, in numerose città italiane si daranno momenti pubblici di mobilitazione, a partire dal presidio a Roma davanti a Montecitorio.

Lanciamo per giovedì 14 ottobre anche a Bologna un sit-in davanti al rettorato per bloccare questa riforma.

Infatti la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane con buona parte delle rappresentanze in parlamento sta spingendo perché questa riforma venga approvata.

In vista di quest’appuntamento, martedì 12 ottobre studenti, ricercatori e precari lanciano un’assemblea di ateneo in via zamboni 38 alle ore 18:30.

A seguire Notte degli Indisponibili!

Gelmini: Siamo tutti indisponibili!

Studenti, precari, ricercatori

Bartleby

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Ai ricercatori dell’ateneo di Bologna

in questi mesi abbiamo seguito, sostenuto e condiviso le ragioni della vostra protesta, abbiamo preso parte con spirito costruttivo alle vostre assemblee, certi della necessità condivisa di opporci a una riforma che non ci rispecchia, che colpisce gravemente tutte le componenti del mondo accademico, e punta, con tagli insostenibili ai finanziamenti, alla dismissione dell’università pubblica.

Nelle vostre assemblee abbiamo sentito sottolineare più volte la necessità di dialogare con gli studenti, di coinvolgerli, di stare tutti insieme dentro una protesta che non è di una categoria, ma di tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’università pubblica.

Abbiamo fatto nostra la vostra indisponibilità, rompendo la retorica che vedeva il vostro gesto come un danno per gli studenti. Vogliamo costruire una didattica partecipata e di qualità, vogliamo un’università pubblica, non gestita da manager della finanza, un futuro libero dai ricatti della precarietà.

Nell’assemblea del 6 Ottobre, in tanti abbiamo partecipato e proposto momenti di mobilitazione congiunta. Abbiamo lanciato la data del 14 ottobre (probabile inizio della discussione in parlamento della riforma) come momento pubblico di opposizione al decreto Gelmini. Una data da costruire tutti insieme, docenti ricercatori, precari e studenti. Per questo abbiamo indetto un’assemblea di Ateneo il 12 ottobre alle 18 e 30 nella facoltà di lettere (via zamboni 38).

Molti di voi hanno condiviso la necessità di un momento pubblico di protesta.

Ci ha stupito leggere le pesanti affermazioni dei vostri rappresentanti riportate oggi sui giornali. Affermazioni di una rottura netta, laddove noi siamo venuti a proporvi mobilitazioni congiunte, da mesi evocate nelle vostre assemblee.

Convinti che solo nella condivisione sia possibile opporsi a questa riforma e costruire una nuova università, vi invitiamo a partecipare all’assemblea d’ateneo del 12 ottobre, a progettare insieme la mobilitazione del 14 ottobre, coinvolgendo i vostri colleghi e i vostri studenti. Perché il 14 tutta l’università lanci al governo un chiaro messaggio di dissenso contro una riforma che distrugge l’intero mondo della formazione.

Studenti e precari

Bartleby

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Assemblea d’Ateneo!

Le lotte del mondo della formazione bolognese arrivano sempre di più ai momenti decisivi. In attesa dell’inizio della discussione alla Camera del ddl Gelmini sull’università, facciamo sentire la nostra voce, che parla di ritiro del ddl e di costruzione di una università alternativa!

Studenti e studentesse dell’università , personale tecnico-amministrativo, ricercatori precari e sottopagati, siamo tutti legati dallo stesso destin…o: quello di essere considerati solo delle voci di bilancio da tagliare, o lavoratori precari in formazione da sfruttare! E’ il momento di unirci verso un obiettivo comune: il ritiro immediato e insindacabile dei provvedimenti della Gelmini e del governo Berlusconi!

Ritroviamoci tutti e tutte in una grande assemblea di ateneo per preparare la grande giornata di mobilitazione del 14, quando assedieremo il Rettorato in opposizione ad un provvedimento fatto solo di tagli, ricatti, licenziamenti e precarietà! Il 14 il ddl Gelmini sarà discusso alla Camera…partecipiamo anche noi alla discussione! Dimostriamo la nostra indisponibilità!

Assemblea di Ateneo!

Via Zamboni 38, Facoltà di Lettere e Filosofia, ore 19

Riprendiamoci il nostro futuro!

C.U.A.

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Assediamo il Rettorato!

Il 14 ottobre alla Camera inizierà la discussione del ddl Gelmini sull’università. Capace di parlare solo di tagli, svendita della formazione ai diktat del profitto, annichilimento della ricerca, fondazioni di diritto privato, inserimento di aziende nei consigli d’amministrazione dell’università, il provvedimento è uno dei punti cardine del governo Berlusconi.

La voce di studenti e precari non interessa …a chi decide sopra di loro e per il loro futuro. Costruiamo allora una forte iniziativa dal basso, che dia il segnale della rabbia che abbiamo contro chi mette sotto attacco i nostri bisogni, desideri e percorsi di vita! Lottiamo contro il progetto di farci pagare la crisi a colpi di sacrifici, austerità e sfruttamento!

Assediamo il Rettorato, e urliamo chiaramente al Rettore, complice della dismissione dell’università e autore della proposta infame di sostituire i ricercatori indisponibili con altri ricercatori a contratto, che ora la nostra voce è l’unica che conta. Costruiamo percorsi comuni tra noi studenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo, e riprendiamoci il nostro futuro!

Assediamo il Rettorato!

Giovedì 14 ottobre
piazza Verdi
ore 11.00

C.U.A.

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Il C.U.A. segnala anche che venerdì 8 è previsto il corteo delle scuole (ritrovo ore 9 in piazza XX Settembre) e dalle 11, in viale Berti Pichat, l’assemblea nazionale dei ricercatori precari. Mercoledì 13, invece, dalle 20 via Zamboni si svolgerà una “Reclaim the streets” verso il 14 ottobre.

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IL FUTURO E´ AFFAR NOSTRO!

Prenderlo è una necessità

Come è evidente agli occhi di tutti il tempo delle vacche magre è arrivato. I
tentavi del governo e della stragrande maggioranza delle opposizioni di relegare la crisi che sta colpendo l´intero sistema economico alla burattinata televisiva e agli scandali da ombrellone stanno fallendo di fronte all´autunno di sacrifici a cui saranno costretti ampi settori della popolazione italiana.

In un scenario di manovre economiche volte al risparmio, università, ricerca, scuola ed in generale l´intero mondo della formazione non potevano non essere tra le principali vittime dei tagli epocali fatti dal governo, voluti da CONFINDUSTRIA e pretesi dall´Europa.
Con l´approvazione a fine Luglio al senato del Decreto Legge 1905 (ulteriore
tassello della riforma Gelmini) che ora è al vaglio della camera in attesa della
discussione sulla legge finanziaria, il governo ha confermato ancora una volta
la sua strategia per quel che riguarda la formazione. Del resto essa non troverà nessuna opposizione reale all´interno delle istituzioni visto che la ristrutturazione in atto all´interno del comparto scuola e università è ispirata agli stessi principi delle riforme attuate in passato dai governi di destra e di sinistra (Ruberti nel ´90, Zecchino-Berlinguer con il governo di centro sinistra, Moratti ecc..). D’altra parte la politica economica europea in ambito universitario e scolastico, viene applicata al contesto nazionale da Confindustria, ai cui dettami i governi sono da sempre sottomessi. Ci aspettiamo che il nuovo progetto di legge passi alla camera e difficilmente ci saranno dei ridimensionamenti ai tagli a cui è stato sottoposto tutto il mondo della scuola.

Solo con la mobilitazione popolare si può impedire l’ennesima ondata di tagli di questa riforma, volta a smantellare un settore pubblico già bersagliato e sottofinanziato!

Il processo di privatizzazione e di aziendalizzazione di cui il movimento studentesco dell´Onda parlava nel 2008 si sta concretizzando. “Privatizzazione” non significa solo un aumento della presenza dei privati  negli organi decisionali delle università e della scuola, ma anche e  soprattutto l´adozione di strumenti, logiche e pratiche tipici del settore privato. Il sistema della formazione, il cui scopo dovrebbe essere formare degli individui consapevoli e critici, abituati a cooperare per il progresso materiale e spirituale della maggioranza della società, si sta trasformando in un’azienda con manager-rettore, presidi imprenditori e Consigli di Amministrazione e gestione che devono fare cassa, vendendo la merce cultura e raggiungere con ogni mezzo obiettivi di produttività e compatibilità con le necessità produttive dei territori in cui poi saranno vendute al ribasso le competenze degli studenti.
Questo processo rafforza le gerarchie interne, peggiora i corsi di studio ed i servizi agli studenti, determina un asservimento acritico all’ideologia del profitto e una competizione selvaggia tra studenti e neolaureati per accaparrarsi le briciole. A ciò va aggiunto il destino di migliaia di ricercatori, professori e maestri precari che di queste manovre economico-ideologiche sono le vittime più immediate. Dietro la bandiera di un’ideologica guerra ai “fannulloni” (come se poi i politici o i top manager si ammazzassero di lavoro!), il DDL sull´università e i tagli alle scuole inferiori fa sì che la già enorme schiera di precari rimanga tale o entri più o meno definitivamente nella disoccupazione.

Come la riforma Brunetta per il pubblico impiego la riforma Gelmini- Tremonti-Confindustria puntano alla criminalizzazione sociale di soggetti che per il capitale non rappresentano fonte di profitto ma che in realtà svolgono una funzione centrale nella ricerca culturale del paese, pratica sicuramente molto più utile del portaborsismo super pagato di cui fanno gran uso la ministra e tutti gli esponenti della politica istituzionale italiana.

È arriviamo a quello che più riguarda e nell´immediato interessa la stragrande maggioranza della popolazione studentesca: tasse e “welfare studentesco”. Di fronte ai cospicui tagli al settore è ovvio pensare che tasse, contributi “volontari” e altre forme di sciacallaggio su famiglie e studenti  aumenteranno causando un ulteriore disagio a quella fascia sociale che già adesso non ha le possibilità economiche per sostenere le già ingenti spese a cui un percorso di studi costringe . Studi che vedono già moltissimi ostacoli nella carenza di servizi come borse di studio, mense pubbliche, residenze, biblioteche, etc.

Vi è quindi una immediata messa in discussione del nostro “diritto allo studio”.

Nel nuovo DDL che riguarda l´università ma anche nella riforma degli istituti superiori il concetto stesso di “diritto allo studio” subisce una radicale trasformazione. Se prima questo, almeno sulla carta, era legato soprattutto a criteri di reddito con l´obbiettivo di garantire la possibilità di studiare anche  agli studenti provenienti dalle fasce meno agiate, ora saranno esclusivamente  criteri di “merito” a determinare l´erogazione di borse di studio e altri aiuti.

Sembra inutile sottolineare come il concetto di merito, soprattutto in una società in cui non tutti partono con le stesse possibilità, sia solo un paravento  ideologico dietro cui nascondere la volontà di preservare le differenze sociali esistenti. La “qualità” e l´efficienza” diventano i nuovi valori per imporre la logica imprenditoriale alla politica universitaria, scolastica e,  più in generale, all’intera pubblica amministrazione, ma che non si tratti di  valori assoluti è evidente. Uno stesso strumento può essere efficiente e di  buona qualità se valutato rispetto a determinati obiettivi e inefficiente e di bassa qualità se valutato rispetto ad obiettivi diversi.

Riprendiamoci quello che ci hanno preso!
L’istruzione pubblica (ma purtroppo anche quella privata) è finanziata con le
tasse, ovvero con i soldi del lavoro dipendente, visto che gli imprenditori, i palazzinari, i commercianti le tasse in Italia non le pagano. Ogni provvedimento che smantella il settore pubblico è dunque un attacco diretto alle nostre condizioni di vita, è un uso improprio dei nostri soldi, che vanno a finire nelle tasche dei più ricchi! Ora con la scusa della crisi, e agitando lo spauracchio della Grecia, il governo prova a tagliare tutto il settore pubblico, impedendone il funzionamento, in modo poi da poterlo vendere pezzo per pezzo ai privati.

Si tratta quindi di riprendersi ciò che in questi anni ci hanno rubato, prima che sia troppo tardi, o ci ritroveremo ancora più deboli, ancora più soli, ancora più in guerra l’uno contro l’altro! Che la Riforma Gelmini non sia un provvedimento ben accetto è palese. In tutto il comparto formativo, e in maniera trasversale – dagli studenti alle maestre, dagli insegnanti precari ai  ricercatori- il primo giorno di scuola si è trasformato, dalle elementari  all´università, in un primo giorno di lotta dei lavoratori e degli studenti.

Non dobbiamo però cadere nella trappola tesa da baroni e sindacati  concertativi che temendo un´esplosione incontrollabile di malcontento e  proteste si sono eretti a paladini dei lavoratori, dei precari e degli studenti  bloccando i corsi nelle università e guidando assemblee e momenti di piazza. In questo momento essi hanno il compito di non permettere la generalizzazione del conflitto e della protesta. Sarebbe davvero un bel  problema per loro se gli esclusi del mondo della formazione si unissero a tutti gli esclusi di una crisi che ha aumentato la polarizzazione sociale e  all´esercito di tutti quelli che non possono pensare ad un futuro compatibile con gli interessi di ricchi e padroni.

Il nostro obbiettivo per i prossimi mesi deve essere quello di creare dei momenti e delle pratiche di conflitto all´interno delle scuole e delle università che vadano a smascherare i falsi “compagni di lotta” che in realtà stanno difendendo solo la loro posizione di privilegiati e di potere.

La nostra risposta, per avere forza effettiva, deve essere adeguata alla natura
di ogni attacco sferrato alle fasce più deboli della società, sotto qualsiasi forma esso si presenti. Per vincere dobbiamo strappare il nostro futuro da chi ci vorrebbe marginalizzati, sfruttati o espulsi. Il grembo che partorisce questi provvedimenti è sempre lo stesso, che si concretizzi in licenziamenti di massa, nella privatizzazione di servizi essenziali come l´acqua, i trasporti o la sanità, che faccia sì che il sistema di istruzione pubblica accentui la selezione di classe o che esso neghi i diritti dei migranti creando falsi  problemi e alimentando il razzismo.

L´unico sbocco reale che la nostra lotta può avere è proprio nel collegamento con tutte le altre lotte che si sviluppano sul territorio e la sua capacità di essere indipendente da tutte quelle istituzioni che ci hanno portato all´attuale situazione.

PER UN UN PUNTO DI VISTA INDIPENDENTE
PER GLI INTERESSI POPOLARI

Bologna Prende Saperi

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