Bartleby: provvedimenti disciplinari, occupato il rettorato


Provvedimenti di ammonizione decisi dal Rettorato per quattro studenti che hanno partecipato al progetto Bartleby ma i ragazzi non ci stanno e lanciano una campagna cittadina per il ritiro dei provvedimenti. Report e comunicato.

28 ottobre 2009 - 13:08

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Provvedimenti di ammonizione decisi dal Rettorato per quattro stuidenti che hanno partecipato al progetto Bartleby ma i ragazzi non ci stanno e lanciano una campagna cittadina per il ritiro dei provvedimenti. Report e comunicato.

Nel giorno dell’approvazione in Consiglio dei Ministri della riforma Gelmini sull’università si scatena nuovamente  l’accanimento e la miopia della Prorettrice Monari e dei vertici dell’università bolognese.  Le minacce dei mesi scorsi contro gli studenti e  le studentesse del progetto Bartleby si sono concretizzate portando all’ ammonizione di quattro studenti, il provvedimento disciplinare verra quindi registarto nella carriera degli studenti e riportato nel foglio di congedo.   “L’Università di Bologna è un tribunale medievale. La decisione da parte del Rettore di prendere un provvedimento amministrativo come l’ammonizione , decisione presa al di fuori di ogni collegialità istituzionale dell’Ateneo, mostra la volontà repressiva verso chi ha dato fastidio ai poteri alti come il movimento dell’Onda dell’anno scorso e l’esperienza di Bartleby.”  Queste le parole dei ragazzi di Bartleby durante l’occupazione di questa mattina dell’ufficio della Prorettrice, che però non era presente.  Al termine della conferenza stampa gli studenti hanno poi lanciato l’apertura di una campagna cittadina per ottenere il rititro dei provvedimenti e rifiutare ancora una volta il tentativo di ridurre al silenzio con procedimenti ad personam i bisogni espressi dagli studenti.

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Questa mattina gli studenti e le studentesse di Bartleby hanno fatto irruzione negli uffici del rettore e dei prorettori dell’Alma Mater.

Lo hanno fatto in seguito alla notifica dei provvedimenti disciplinari nei confronti di quattro studenti che, dopo aver preso parte al potente movimento dell’Onda dell’anno scorso, hanno scommesso sulla possibilità che una piega dell’Onda potesse creare veri spazi di libera e indipendente produzione di saperi dal cuore propulsivo della città.

Gli studenti e le studentesse hanno simbolicamente consegnato all’amministrazione uscente dell’Alma Mater un cartellino rosso di espulsione, per decretare e salutare ufficialmente la fine di questo indegno mandato.

Durante la conferenza stampa, che si è tenuta poco dopo l’ingresso in Rettorato, è stata lanciata una campagna per il ritiro immediato delle ammonizioni, chiamando direttamente in causa il nuovo Rettore Ivano Dionigi che si insedierà tra pochi giorni e invitandolo dunque ad esprimersi pubblicamente su questi vergognosi e medioevali metodi punitivi.

Subito dopo gli studenti e le studentesse hanno dato vita a un momento comunicativo di atticchinaggio, volantinaggio, speakeraggio nella zona universitaria.

Negli scorsi giorni 4 studenti universitari infatti si sono visti recapitare nelle proprie abitazioni di residenza una raccomandata dell’ Unibo che decretava per loro la sanzione disciplinare dell’ammonizione da parte del Rettore uscente Pier Ugo Calzolari.

Queste sanzioni disciplinari ad orologeria, giunte a pochi giorni dall’insediamento della nuova Amministrazione Universitaria, hanno chiaramente un intento punitivo e persecutorio nei confronti di singoli studenti colpevoli solamente di essere tra i protagonisti del movimento dell’Onda e del progetto Bartleby.

Queste non sono supposizioni o illazioni ma è tutto riportato nero su bianco, con tanto di carta intestata dell’ Alma Mater Studiorum. Nel testo pervenuto agli studenti si legge infatti: “Il Rettore…tenuto conto che l’illegittima ed abusiva occupazione di spazi di proprietà dell’Ateneo posta in essere dai Signori XXXX configura un comportamento non rispettoso delle norme di legge e dei Regolamenti universitari vigenti… ritenuta tale inosservanza come grave e, pertanto, meritevole di una sanzione da parte dell’Ateneo… decreta… la sanzione disciplinare dell’ammonizione. Il provvedimento disciplinare viene registrato nella carriera dello studente e riportato nel foglio di congedo.”

Tutto questo è a nostro avviso assolutamente inaccettabile. Non staremo a riprendere in questa sede tutti i passaggi (abbondantemente pubblici…come sempre per nostra volontà) che ci hanno portati all’occupazione dello stabile di via Capo di Lucca 30, ma ci teniamo a precisare un paio di cose.

Non siamo ingenui. I quattro pericolosi e deprecabili “criminali” che, con le loro scellerate azioni, hanno offeso la rispettabilità dell’Università di Bologna sono studenti che quotidianamente attraversano le nostre facoltà, sono gli stessi che praticano giorno per giorno l’autoriforma universitaria e la costruzione dei seminari di autoformazione (con riconoscimento di crediti formativi), che parlano di un sapere non neutro ma sempre di parte e fatto per prendere posizione, che hanno preso parte attiva al movimento dell’Onda contro la completa dismissione del sistema della formazione in questo paese, sono fra i protagonisti di quel percorso che riguarda tanti e tante in questa città e che prende il nome di Bartleby. Una scommessa collettiva, un azzardo che per la prima volta dopo gli anni disastrosi del cofferatismo e della gestione Calzolari per quanto riguarda il governo dell’Università ha ridato dignità e parola a studenti, artisti, precari…al tessuto vivo di questa Città che per troppo tempo ha subito attacchi e criminalizzazioni. Una piega dell’Onda, come abbiamo detto tante volte, e al tempo stesso megafono e motore di una intensa stagione di lotte che ci hanno portati in tanti e tante nelle strade e nelle piazze di questo paese ad urlare a gran voce “noi la crisi non la paghiamo!”

Tutto questo è stato, è e sarà Bartleby…qualcosa che riguarda tanti e diversi. E non (come pensano stupidamente Calzolari e i suoi lacchè Monari, Depolo, Busetto, etc) affare di pochi, da criminalizzare e punire.

I quattro studenti sono attivisti sociali e politici che da anni cercano di trasformare in meglio la propria Università e la propria Città. E per questo sono stati indicati, accusati e colpiti.

L’attuale (ancora per poco…fortunatamente) Amministrazione Universitaria non perde occasione per trasformarsi in un vero e proprio tribunale medievale, nel quale pubblico ministero e giudice si sovrappongono e si identificano nella figura del Rettore/Inquisitore.

Questa evidente volontà persecutoria si associa al comportamento tenuto dei vertici dell’Università sia nei confronti del movimento dell’Onda che verso il progetto Bartleby. Continue falsità, promesse mai mantenute, tatticismi di bassa lega e manganellate agli studenti e alle studentesse. A questo ci hanno abituato la Prorettrice Monari e gli altri Prorettori e funzionari dell’Ateneo.

Vorremmo dire lo stesso del Rettore Calzolari, ma lui di questa piccola variabile che si chiama “rapporto con gli studenti” non se ne è nemmeno mai interessato. Insomma una (in)degna conclusione di mandato per questa (in)degna Amministrazione Universitaria.

Come abbiamo già ripetuto negli scorsi giorni a questi signori ci permettiamo il lusso di non dire e di non chiedere più nulla…abbiamo ormai perso ogni speranza in questo senso. E poi, sinceramente, il tempo li ha già espulsi dall’Università!

Noi non abbiamo paura e, come sempre, continueremo a costruire una Università del e per il comune, indipendente e libera. Una Università che si costruisce

giorno per giorno nell’autoriforma e nelle pratiche di autoformazione.

Vorremmo però chiedere alla parte sana di questa Università e della Città di indignarsi per quanto accaduto e di prendere parola contro tali scellerati provvedimenti che non fanno sicuramente bene ad un’ Accademia che con queste modalità di agire nega se stessa.

L’Università deve essere un luogo libero, aperto alla dialettica (anche aspra) e al confronto fra diversi, non uno spazio per far prevalere egoismi, volontà persecutorie e inutili e strumentali criminalizzazioni.

Lo chiediamo dalla nostra parzialità di eretici, sperimentatori, sempre con l’attenzione al cambiamento.

Perchè in fin dei conti chi ha la capacità di indignarsi e di dire pubblicamente “a questo non ci sto!” è un po’ eretico anche lui…

BARTLEBY – spazio occupato

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