Bartleby sotto sgombero, venerdì mattina presidio in rettorato


L’assemblea in via S.Petronio Vecchio decide di portare subito sotto le finestre dell’Università la voce di chi pensa che Bartleby sia un bene della città da difendere: appuntamento venerdì 1 giugno’012 alle 11,30 in v.Zamboni 33.

01 giugno 2012 - 01:03

E’ una lunga e partecipata assemblea cittadina la prima risposta messa in campo per rispondere alla minaccia di sgombero che pende a partire da domani mattina sul futuro di Bartleby in via San Petronio Vecchio. All’appello lanciato solo poche ore prima (mentre aumentano i comunicati di solidarietà) rispondono tante persone ed un lungo elenco di centri sociali, collettivi e realtà associative che insieme ribadiscono la necessità di difendere l’esperienza di Bartleby, la pratica dell’autogestione e l’apertura di spazi per la sperimentazione culturale e politica.

Terminata l’assemblea comincia la notte bianca, così da essere in tante e tanti nei locali di via San Petronio Vecchio se domani mattina la minaccia di sgombero dovesse concretizzarsi. L’appuntamento, altrimenti, è a Bartleby dalle 5,30 in poi.

Dall’assemblea, però, emerge anche la volontà di portare subito sotto le finestre dell’Università la voce di chi pensa che Bartleby sia un bene della città che va difeso. Da qui la decisione di convocare subito un presidio davanti al rettorato: l’appuntamento è per domani, venerdì 1 giugno, alle 11,30 in via Zamboni 33.

“Scriviamo da dentro Bartleby con la forza di una solidarietà cittadina impressionante. Abbiamo chiesto un aiuto alla città e nel giro di due ore la città ha risposto. Nell’assemblea convocata alle 18 per le 21 c’erano più di centocinquanta persone. Lo spazio in questo momento è pieno e andrà avanti così per tutta la notte”, scrivono gli attivisti di Bartleby da via San Petronio Vecchio. “Che ci sia o no uno sgombero abbiamo deciso di prendere in mano la situazione e di affrontare direttamente l’Università. E’ inconcepibile che si parli di sgombero durante una trattativa in atto. E’ inconcepibile che ciò avvenga in tempi di crisi, in cui la necessità di spazi culturali e di socialità si fa ancora più forte e fondamentale per i tanti soggetti che attraversano la città”.

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