Banconote e striscioni, blitz alla T: “Verso lo sciopero precario” [foto+video+comunicati]


Time Out cala striscione da Palazzo D’Accursio: “Diritto all’insolvenza” per i precari. Verso l’assemblea nazionale del 25 settembre’011 a Bologna e la mobilitazione europea del 15 ottobre’011. Giovedì 22 iniziativa a Vag61.

17 settembre 2011 - 15:55

Blitz questa mattina degli attivisti della rete Time Out, che raccoglie  i collettivi e gli spazi sociali Bartelby, Vag61, Coll. Utopia , Laboratorio Smaschieramenti e Antagonismogay, nella giornata internazionale di azione contro le banche e le istituzioni finanziarie . Gli attivisti hanno calato uno striscione di 10 metri e lanciato finte banconote e buoni del tesoro  dalle finestre di Palazzo D’Accursio per rivendicare il diritto all’insolvenza e dire no al debito.

L’iniziativa si inserisce, come recita un altro striscione “Verso lo sciopero precario”, all’interno di un percorso nazionale che a partire dagli Stati generali della precarietà sta lavorando per  mettere in relazione le lotte dei precari e delle precarie,  riappropriarsi dell’arma dello sciopero e rivendicare diritti, reddito e welfare. “Il diritto costituzionale allo sciopero non e’garantito per i precari- spiega Antonio- e quel giorno discuteremo di come anche i precari possano scioperare”.

A Bologna domenica 25 settembre, negli spazi di Vag61, si terrà una assemblea nazionale per la per la Costituente dello sciopero precario: ” una grande assemblea aperta a tutti i precari e le precarie, nativi e migranti, così come a movimenti, sindacati, attivisti che vogliono partecipare a questo processo”, si legge nel comunicato nazionale. In quella giornata, come raccontano gli attivisti di Time Out, arriveranno delegazioni da tutta Italia anche per “preparare la giornata di mobilitazione europea del 15 ottobre, lanciata dalle acampadas spagnole” per manifestare “contro le politiche di austerita’e per il diritto all’insolvenza” per i precari. Giovedì 22, invece, sempre negli spazi di Vag61,  si terrà una iniziativa di presentazione del percorso di Sciopero precario.

> Il video dell’iniziativa:

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> Il comunicato di Time Out:

Il 6 maggio scorso inaugurammo Time Out, uno spazio pubblico cittadino di iniziativa politica, al tempo della crisi globale. In quella data, decidemmo di attraversare la giornata di mobilitazione proclamata dalla CGIL con l’intenzione di estendere il significato e la portata di quello sciopero.

Un’iniziativa, quella del sindacato, che ci sembrava essere insufficiente e distante dai bisogni dei tanti precari e dalle mobilitazioni che per tutto l’autunno avevano attraversato l’intero paese. Uno “sciopericchio” venne definito da molti, perché incapace di porsi una questione divenuta centrale: come fanno i precari e le precarie a scioperare? A liberarsi dalla ricattabilità che attanaglia le loro vite sul posto di lavoro e rivendicare diritti e soldi? Per quella giornata costruimmo una piazza contro le politiche di austerità, per un welfare adeguato alle necessità delle nuove figure del lavoro.

Lo facemmo provando a tenere insieme un’eterogenea galassia di precari e precarie, che stavano già subendo i drastici tagli approvati allora come oggi da un governo criminale. Per noi però quello sciopero non fu solo una giornata di mobilitazione politica, fu anche e soprattutto un’occasione per riprenderci il nostro tempo di vita, che è tempo di sottrazione al lavoro, o al non lavoro, occupandolo con quelle attività solitamente definite “inutili”, se non accessorie : la musica, l’arte, la poesia, la festa.

Oggi, a qualche mese di distanza, le parole d’ordine che costruirono e diedero vita a quelle piazza ci sembrano essere ancora valide. I governi dei paesi in crisi da debito sovrano, tra cui l’Italia, adottano pesantissime politiche di austerità. Il pareggio di bilancio, vecchio ma attuale dogma monetarista, deve essere raggiunto con tagli drastici a tutti i settori. Tuttavia la crisi non è solo finanziaria. Assistiamo anche ad una crisi della sovranità. Gli Stati sono ormai diventati un’articolazione di meccanismi di gestione dei flussi economici che operano su una scala ben più ampia di quella nazionale. Non è un caso che l’approvazione di una manovra sia oggetto di discussione di istituzioni europee e addirittura delle grandi aziende (private) di rating. Se questo è il quadro dentro il quale saremo costretti a muoverci nei mesi a venire, crediamo che sia necessario aprire un percorso di lotta nella città di Bologna che sappia però guardare contemporaneamente a quanto si muove sul piano europeo. Un percorso che sia in grado di affrontare l’interrogativo dello sciopero precario; uno spazio in cui sperimentare forme adeguate di partecipazione politica non rappresentabili; uno strumento per smascherare l’imbroglio neo-liberista del pareggio di bilancio e rivendicare il diritto all’insolvenza, un welfare adeguato alle nostre necessità.

Riteniamo che le possibilità che si aprono dentro la crisi possano potenziarsi dentro il percorso segnato dagli Stati Generali sulla Precarietà e dalla rete che sta lavorando attorno allo Sciopero Precario, la quale si riunirà proprio nella città di Bologna, presso lo spazio autogestito Vag 61, il 25 settembre. Una giornata di confronto e dibattito in cui preparare la grande mobilitazione transnazionale del 15 ottobre. Una giornata contro l’austerità e per il diritto all’insolvenza, nata nelle acampadas spagnole. Una giornata in cui ribadire che nella crisi non ci sono alternative: o si sta con i movimenti o si sta con i governi dell’austerità. Un appuntamento che sappia però guardare anche oltre quella data, perché tutti e tutte noi sentiamo la necessità di aprire percorsi di lotta più lunghi e consistenti intorno alla precarietà, alla questione del debito e del welfare.

Time Out

(Bartleby- Coll. Utopia- Vag61- Antagonismogay- Laboratorio Smaschieramenti)

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> Il comunicato nazionale per la Costituente dello sciopero precario:

Siamo i precari e le precarie che si ritrovano da mesi negli Stati generali della precarietà, e che da gennaio stanno preparando uno sciopero precario, uno sciopero dentro e contro la precarietà che dimostri che se ci fermiamo noi si blocca il paese. Abbiamo intrapreso questo cammino con le mobilitazioni per il diritto all’insolvenza, la partecipazione allo sciopero dei migranti e alle battaglie contro il razzismo istituzionale, la Mayday di Milano, l’agitazione dei precari dell’editoria al Salone del libro di Torino, l’attività dei Punti San Precario, le giornate di piazza contro Brunetta, l’occupazione del teatro Valle a Roma, le mobilitazioni in Val di Susa e e quelle studentesche dello scorso autunno, l’assemblea del 10 ottobre a Roma in difesa dei beni comuni. Il 23 luglio, a Genova, ci siamo incontrati per rilanciare questo percorso e per affermare, verso lo sciopero, il punto di vista precario.

Il nostro prossimo appuntamento è alle porte: ci rivedremo il 25 settembre a Bologna per la Costituente dello sciopero precario, una grande assemblea aperta a tutti i precari e le precarie, nativi e migranti, così come a movimenti, sindacati, attivisti che vogliono partecipare a questo processo. Si tratta di una prospettiva che già travalica i confini nazionali: a Bologna discuteremo insieme della nostra partecipazione alla giornata di mobilitazione globale del 15 ottobre, lanciata dagli indignados spagnoli. Noi ci saremo perché crediamo che oggi più che mai la lotta alla precarietà e alle politiche di austerity debba avere una dimensione transnazionale. Non ci interessa segnalare la necessità di un’alternativa politica e di un ricambio di governo, né candidarci a occupare quel posto. Ci interessa che anche in quell’occasione i precari e le precarie possano essere protagonisti, e che la costruzione di quella data sia l’occasione per accumulare la nostra forza e per colpire l’onnipotenza dei profitti.

Nei mesi passati abbiamo avuto modo di discutere dei contenuti delle nostre lotte: un reddito di esistenza incondizionato e un nuovo welfare; il diritto di insolvenza per chi non può essere in grado di pagare la crisi; la rottura del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, che sulla pelle dei migranti fa vedere la faccia transnazionale della precarietà. La posta in gioco oggi è quella di fare un passo avanti: a Bologna vogliamo discutere di come costruire legami tra uomini e donne che sono allo stesso tempo uniti dalla comune condizione di precarietà e separati dalle divisioni che fanno la forza delle imprese. La posta in gioco è quella di ripensare e riprendere in mano la pratica dello sciopero nell’era della precarietà. Non è una sfida da poco: quelli che intendono raccoglierla si vedranno a Bologna il prossimo 25 settembre.

Stati generali della precarietà

> Vai al sito: scioperoprecario.org

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