«Austerity europea e welfare municipale: apriamo spazi di conflitto e riappropriazione»


Assemblea pubblica giovedì 24 marzo’011 alle 21 a Vag61, in via Paolo Fabbri 110. Verso la Take the Future Parade di sabato 26. Ne parliamo con Maurizio Bergamaschi e Gigi Roggero.

20 marzo 2011 - 14:23

> Il comunicato di Vag61:

Against Financial Capitalism! Take the future!

Dalla tre giorni europea di lotta (24/26 marzo) contro banche e austerità verso la necessaria generalizzazione dello sciopero del 6 maggio.
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I terreni dell’università e della formazione sono stati in questi mesi attraversati da molteplici conflitti sia in Italia sia nel resto d’Europa. Le rivolte che hanno riempito le strade e le piazze hanno saputo porre, a partire dall’opposizione radicale ai processi di ristrutturazione del sistema universitario, questioni che vanno ben al di là del mondo formazione. Nei documenti che hanno animato il dibattito di questi mesi emerge chiaramente un orizzonte di lotta strettamente intrecciato con le questioni della crisi, del welfare e dei dilaganti processi di finanziarizzazione e precarizzazione. Grazie alla deregolamentazione e alla privatizzazione crescente dei beni pubblici, la finanziarizzazione ha trasformato sempre più valori d’uso in beni (titoli) finanziari soggetti a speculazione. Le politiche di austerity imposte dai governi tanto sull’università quanto sul welfare rappresentano da una parte il tentativo di socializzare i costi di una crisi che diventa sistemica e dall’altra di rilanciare l’accumulazione privatizzando i beni comuni, dal sapere alla salute solo per fare due esempi. Sono i mercati finanziari che ogni giorno di più si sostituiscono agli stati nel ruolo di assicurazione sociale. Fondi pensione, privatizzazione della sanità, copertura dei rischi attraverso le assicurazioni, indebitamento per accedere alla casa e all’istruzione, sono esempi di un diffuso spostamento del rischio sul debito privato. Sono i soggetti che devono assumersi i propri rischi di vita facendoli contemporaneamente diventare fonte di valore per il capitalismo finanziario.

Questi processi ridefiniscono il nocciolo del rapporto tra lavoro, welfare e cittadinanza e di conseguenza incidono sulle modalità di accesso alla proprietà sociale. Il welfare storico si articolava sulla base della definizione e distinzione di alcuni beni pubblici, l’accesso ai quali era da considerarsi come patrimonio di base della cittadinanza. Era la loro natura di beni comuni e non la posizione dei destinatari che ne giustificava l’erogazione. Ora questa logica sembra sempre più venir meno. E’ infatti evidente come l’Unione europea, oltre ad agire sul piano del controllo dei conti pubblici dei singoli stati membri, stia contemporaneamente dispiegando una retorica sul welfare che reintroduce la responsabilità individuale rispetto alla propria condizione, producendo così una moralizzazione del discorso che soggettivizza le problematiche e depoliticizza la questione della povertà così come quella del lavoro.

Anche a Bologna è in atto ormai da anni un processo di progressivo smantellamento del sistema pubblico di garanzie e di protezioni sociali, accompagnato da un micidiale mix fatto di un degradato parapubblico (come le Asp, le Aziende di servizi alle persone che hanno preso il posto delle ex Opere pie), di cattiva imprenditorialità (cooperative e imprese sociali) a cui è stata affidata l’esternalizzazione dei servizi sociali e di fondazioni bancarie nel ruolo di enti filantropici che diventano veri e propri forzieri che condizionano le scelte di governo dei territori. A pagarne le spese sono anche i lavoratori del sociale che vivono una condizione lavorativa fatta di precarietà e assenza di diritti, schiacciati tra la figura di lavoratore e quella di socio delle cooperative.

Precarizzazione da un lato e politiche di workfare dall’altro disegnano uno scenario in cui rischio (di malattia, di povertà) e responsabilità individuale vanno di pari passo. La disoccupazione passa dell’essere un problema macroeconomico per assumere i contorni di una lacuna personale, da affrontare mobilitando e aggiornando il proprio “capitale umano”, in una competizione senza fine che produce nuove, ma come sempre fittizie, gerarchie nella composizione del lavoro.

La lotta dei precari e degli studenti ci parla anche di questo ed è a partire da questo che si può immaginare una ricomposizione delle lotte sul terreno della riappropriazione dei diritti e della ricchezza socialmente prodotta, ma anche di riappropriazione del potere di azione e di scelta.

Dalla tre giorni europea di lotta (24/26 marzo) contro banche e austerità verso lo sciopero del 6 maggio, convocato con tempi tardivi e modalità insufficienti che rendono indispensabile una sua generalizzazione e radicalizzazione.

Against Financial Capitalism!

Take the future!

> Giovedì 24 marzo h21 @ Vag61, via Paolo Fabbri 110
Assemblea pubblica “Austerity europea e welfare municipale: apriamo spazi di conflitto e riappropriazione”
Ne parliamo con Maurizio Bergamaschi (Università di Bologna) e Gigi Roggero (Università di Bologna e Rete Edufaktory)

> Sabato 26 marzo h17 @ piazza San Francesco
TAKE THE FUTURE PARADE!

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