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Atlantide deborda e colora la città [foto]

Nonostante la pioggia, corteo partecipato e azione comunicativa alla sede del quartiere. Si apprende che il gip, prima dello sgombero, aveva negato la richiesta di sequestro della Procura. Anche Làbas rischia: social street difendono l’ex caserma.

10 Ottobre 2015 - 19:58

Corteo Atlantide - © Michele LapiniNonostante la pioggia, grande manifestazione oggi a Bologna dopo lo sgombero di Atlantide effettuato ieri per volere del sindaco Virginio Merola. Anzi, Virginio “Murala”, com’è stato ribattezzato anche durante il corteo di oggi, visto il muro di mattoni che è stato innalzato sull’ingresso del cassero di porta Santo Stefano al termine dello sgombero. Proprio da porta Santo Stefano è partita la manifestazione che, al grido di “Atlantide ovunque!”, oggi ha riempito le strade della città: dal sound system si è parlato di 2.000 partecipanti. Un corteo allegro e colorato, a cui hanno preso parte anche molti bambini, che come prima tappa ha fatto visita alla sede del quartiere Santo Stefano: sull’ingresso sono state attacchinate pagine con le esternazioni su Facebook della presidente Ilaria Giorgetti, di centrodestra, in prima fila nell’invocare lo sgombero e poi nell’esultare per l’intervento di Vigili urbani e polizia. Alcune attiviste, in stile “Ghosbuster”, hanno anche “disinfestato” la sede del quartiere. Azioni comunicative che sono continuate per tutta la manifestazione, con ripetuti attacchinaggi della scritta “Atlantide” lungo il percorso.

“Come farfalle saremo ovunque e vi renderemo la campagna elettorale difficile”, è la promessa che parte dal corteo, di fronte ad “una città che sta murando tutti gli spazi e le soggettività”. Prese di posizione intervallate da numerose canzoni (anche di lotta) reinterpretate in chiave Lgbtq, nello stile della Corale Atlantidea. La manifestazione si è conclusa in piazza San Francesco, con gli interventi finali e la lettura delle tantissime solidarietà che da Bologna e da tutta Italia sono state espresse per condannare lo sgombero.

Intanto, oltre al danno, per le Atlantidee c’è anche la beffa: come da informazioni circolate durante la manifestazione, infatti, sembra che qualche giorno prima dello sgombero il giudice avesse respinto la richiesta di sequestro del cassero fatta dalla Procura. Una beffa, si fa per dire vista la gravità di quanto è successo, che politicamente aumenta le responsabilità del sindaco e del Comune nell’azione di sgombero. Dopo aver inviato l’ultimatum ai collettivi per costringerli a lasciare il cassero, Merola aveva negato che ci fossero una relazione con le iniziative dei magistrati: “Della Procura non so nulla, ma bisogna sgomberare”. Poi, pochi giorni dopo, il sindaco si era puntualmente smentito da solo: lo sgombero va fatto perchè “non mi faccio denunciare” per Atlantide.

In piazza con Atlantide c’erano anche gli attivisti di Làbas, altro spazio costretto a resistere alle minacce di sgombero. Il collettivo prende parola sul fatto che le social street di via Rialto, via Orfeo e via de Coltelli stanno “diffondendo una lettera da spedire al sindaco Merola in difesa dell’esperienza di Làbas! Chi voglia partecipare all’iniziativa scriva a roc.socialstreet@gmail.com”, è il testo di un post diffuso via social network. “Ringraziamo di cuore tutte le persone che si stanno organizzando spontaneamente per non far sì che al nostro posto sorga un albergo, un ristorante ed un parcheggio. Dopo lo sgombero di Atlantide, questo quartiere rischia di perdere un altro pezzo della Bologna migliore, quella dei diritti, quella della socialità, quella del welfare che questa amministrazione allo sbando non offre alla cittadinanza. Dimostreremo che non ci riusciranno!”.

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