Assessori come cani da guardia contro gli inquilini Erp


Una proposta di legge regionale dell’ANCI che restringe gli accessi alle case popolari. L’assessore Malagoli che vuole tagliare il tetto di permanenza negli alloggi Acer.

23 luglio 2012 - 01:42

LA CRISI HA AGGRAVATO L’EMERGENZA ABITATIVA

Uno degli effetti più laceranti che la crisi ha prodotto è l’aumento esponenziale del disagio abitativo. Un tempo, anche la fetta di popolazione con meno mezzi, di fronte all’impossibilità di trovare alloggi in affitto a prezzi accessibili, si metteva il cappio al collo per 20/25 anni e accendeva un mutuo prima casa per acquistare l’alloggio dove vivere. Oggi, molti di questi soggetti non sono assolutamente in grado di sottostare ai costi delle rate mensili di un mutuo. Lo scorso anno i pignoramenti sono aumentati del 17% in più rispetto a quelli dell’anno precedente (siamo al 40% se il confronto è con i numeri del 2006). E’ un’impennata che riguarda nell’80-90% dei casi azioni esecutive proposte dalle banche contro i titolari di mutuo inadempienti.

Nel 2011 gli sfratti per morosità sono stati un vero e proprio tsunami che ha travolto le città, tracimando nelle province, fino ai paesi più piccoli. Per il 2012 la situazione potrebbe peggiorare ancora per via della cancellazione del “fondo sociale per l’affitto” da parte del Governo e il calo delle risorse messe a disposizione dagli enti locali.

Questa situazione, accentuata nella sua gravità dai tagli dei trasferimenti dello Stato agli Enti Locali, ha prodotto un vero e proprio esodo di cittadini verso i Comuni per avere risposte sull’emergenza abitativa che stanno vivendo.

La situazione paradigmatica è quella della città di Bologna dove, ormai, le domande per le graduatorie ERP hanno raggiunto la cifra delle 10 mila unità e dove il Comune riesce ad assegnare una media sempre sotto ai 450 alloggi annuali. Non tragga in inganno la cifra più alta dello scorso anno, frutto di una serie di finanziamenti per la ristrutturazione di alloggi ERP che ballavano dall’epoca del governo Prodi e che sono finalmente arrivati. Dal prossimo anno la cifra tornerà ad aggirarsi sui 400.

Anche per le altre città dell’Emilia- Romagna le proporzioni non sono molto diverse.

In Regione, è in vigore dal 2001 la Legge 24, che è lo strumento legislativo attraverso il quale le Amministrazioni Comunali devono svolgere le politiche sulla casa. In quella legge, sono comprese le norme che hanno permesso la trasformazione degli IACP nelle ACER, ci sono gli articoli che regolano l’accesso e la permanenza all’ERP, sono tracciati gli indirizzi sulle politiche abitative con interventi che vanno al di là della sola edilizia popolare. Se c’è una cosa su cui quella legge è lacunosa (e che andrebbe modificata in meglio) è l’individuazione degli strumenti (soprattutto economici) per sostenere politiche attive sulla casa.

GLI ASSESSORI ALLA CASA DIVENTANO DEI CANI DA GUARDIA

In una situazione di crisi come quella attuale, di emergenza abitativa conclamata, ci si attenderebbe dagli assessorati alla casa dei vari Comuni della regione una pressione politica nei confronti dell’Ente Regionale perché si intervenisse con provvedimenti mirati ad affrontare questo grave problema sociale che produce forti dispsrità e disgregazione.

E, invece, questi geni della poltica amministrativa sono partiti con una campagna di vera e propria criminalizzazione degli attuali inquilini degli alloggi ERP, come se fossero una massa di furbi che ruba la casa a chi ne ha veramente bisogno, alimentando una guerra tra poveri che nessuno sa a dove porterà.

Quando si dice che il valore della politica e della buona amministrazione si è ridotto ai minimi termini, si dice ormai un’ovvietà. Il dramma è che questa ovvietà non smette mai di stupire, perché l’imbecillità dell’attuale classe politica è ineguagliabile.

Lo scorso 18 luglio il vicepresidente della Provincia, Giacomo Venturi, e l’assessore alla casa del Comune di Bologna, Riccardo Malagoli, dichiarano che, nel triennio 2007/2009, tra i quindicimila inquilini dell’ACER, a livello provinciale, sono emerse mediamaente 2.330 certificazioni sbagliate all’anno (per tutto l’arco dei tre anni sarebbero 7.073). Poco meno di un terzo degli assegnatari ha ripetuto l’errore per tutti e tre gli anni.

Si tratta di 4.500 famiglie che, se non riuscissero a dimostrare il contrario, perderebbero l’alloggio pubblico o si vedrebbero aumentare notevolmente il canone d’affitto.

La prima cosa che viene da domandarsi è per quale ragione e attraverso quali sotterfugi tutto questo sarebbe avvenuto per tanto tempo?

Va ricordato che ogni anno l’ACER richiede ai propri inquilini la dichiarazione ISE (si tratta dell’Indicatore della Situazione Economica, il cui valore assoluto viene dato dalla somma dei redditi famigliari e da una quota del 20% dei patrimoni) e la dichiarazione ISEE (si tratta dell’indicatore della Situazione Economica Equivalente dove vengono considerate le caratteristiche del nucleo e tutte le risorse della famiglia, dando un peso anche al patrimonio mobiliare, come depositi, conti correnti, titoli di Stato, azioni o quote partecipazioni azionarie in società).

Questa certificazione è richiesta da ACER per vericare se sussitono i termini del tetto di reddito per la permanenza del nucleo famigliare nell’alloggio ERP e per adeguare il canone dell’affitto al reddito effettivo. E’ bene ricordare che la certificazione ISE è un atto col quale il cittadino che la presenta si assume una responsabilità penale per quanto dichiara. Va detto anche che la quasi totalità dei cittadini, per compilare questa certificazione, si fa aiutare dai CAF (Centri di Assistenza Fiscale) dei sindacati o delle ACLI. Si tratta di strutture riconosciute dagli enti erogatori dei servizi pubblici a cui è stato assegnato il monopolio del visto di conformità delle dichiarazione dei redditi semplificate, quelle rese con il Modello 730. I CAF ricevono una “tariffa” di circa 12 euro per ogni dichiarazione compilata, in più, per le loro prestazioni, i cittadini pagano direttamente, come sottoscrizione volontaria, un contributo medio di 25 euro. I CAF ricevono anche dei finanziamenti dall’INPS per il calcolo dell’ISE e dell’ISEE e, sempre dall’INPS, contributi per le dichiarazioni dei redditi dei pensionati.

Se i dati di Malagoli e Venturi risultassero veritieri, verrebbe da pensare che i CAF del territorio bolognese sono una sorta di “associazione per delinquere”, in combutta con i “furbissimi” affittuari ACER, per produrre certificazione falsa o sbagliata (ma una persona di buon senso può pensare a una cosa simile?).

E i funzionari e i dirigenti dell’ACER che, per tre anni, si sono visti passare sotto gli occhi chili di “discrepanze” in forma cartacea, cosa facevano, dormivano?

MALAGOLI VUOLE ABBASSARE IL “TETTO DI PERMANENZA” NELL’ERP

L’assessore Malagoli che, a suon di chiacchiere, si fa paladino del “rispetto della legalità” e di una “maggiore efficienza nelle politiche abitative”, dopo qualche giorno ne ha sparata un’altra: “Abbassare la soglia dei 50 mila euro di reddito familiare per la permanenza negli alloggi dell’ERP”.

Prima cosa che va detta: 50 mila euro di reddito familiare lordo annuo corrispondono a due redditi da lavoro dipendente medio-bassi. Seconda cosa: non è indifferente, rispetto a ciò che si può fare con quei soldi, vedere di quanti membri è composto il nucleo familiare. Terzo: Bankitalia, nella sua relazione annuale, ha dichiarato che, dal 2000 al 2010, le retribuzioni medie reali nette, sono rimaste pressoché ferme al palo, aumentando, in dieci anni, solo di 29 euro. Nello stesso periodo quanto sono aumentati, invece, il costo della vita e la tassazione? Malagoli, quando fa i conti in tasca agli inquilini ACER, anche a queste cose dovrebbe guardare, per non rischiare di dire castronerie.

Infine, un’ultima questione: chi si occupa, anche tangenzialmente, di edilizia pubblica sa che i canoni d’affitto, recuperati dagli inquilini ACER, servono principalmente a finanziare interventi di manutenzione degli alloggi ERP da ristrutturare, per poi rimetterli in circolo. La causa principale delle centinaia di alloggi ERP rimasti vuoti per anni è stata la mancanza di fondi per il loro recupero. Se la cifra recuperata dagli affitti si abbassa, perché una parte degli inquilini coi redditi più alti (che si avvicinano al tetto di permanenza) se ne deve andare, Malagoli dovrebbe dire anche dove prende i soldi per ristrutturare gli alloggi vuoti.

GLI EMENDAMENTI RESTRITTIVI DELL’ANCI ALLA LEGGE N.24

Per mesi, gli assessori alla casa dei vari Comuni della Regione, hanno partecipato a un gruppo di lavoro dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) dell’Emilia-Romagna per proporre un pacchetto di emendamenti per attuare modifiche normative alla legge 24/2001.

C’è da dire subito che la proposta che ne è uscita risente di una impronta restrittiva che denota una grande miopia politica e non ha molte giustificazioni. Quanti alloggi pensano di recuperare con questi emendamenti e quante persone credono di escludere dagli “aventi diritto”?

Se c’è il problema di colpire i cosiddetti “furbi”, la questione passa soprattutto dagli accertamenti del reddito e dalla attuazione di norme già esistenti. Per i controlli, significa accordarsi con gli istituti preposti, tipo Guardia di Finanza. Si tratta di capire se alcune “finte separazioni”, per abbattere il reddito famigliare e rimanere entro i termini che permettono la permanenza nell’ERP, siano un fenomeno diffuso come si dice oppure no. Ma di queste cose negli emendamenti proposti dall’Anci non si parla.

Si parte, invece, dal “segnale politico” di escludere gli occupanti abusivi, come se questo fosse il fenomeno più diffuso nei nostri territori e creasse problemi di “sottrazione di alloggi” ad altre persone bisognose.

Commentare articolo per articolo di questa porposta di legge, può essere una cosa utile, soprattutto ad aprire un dibattito se questi siano i provvedimenti necessari per affrontare in modo adeguato la questione abitativa.

ARTICOLO 14 (OPERATORI)

C’è la proposta di equiparare le ACER ai comuni, alle cooperative a proprietà indivisa e alle società di scopo delle stesse ACER, nella realizzazione e nel recupero degli alloggi destinati alla locazione permanente.

ARTICOLO 25 (DISCIPLINA DELLE ASSEGNAZIONI E GESTIONE)

C’è la proposta di escludere nuclei che hanno già assegnato un alloggio ERP, questa pare una cosa sensata.

Poi c’è la proposta di escludere gli occupanti. L’idea, dal sapore repressivo, vuole essere un segnale politico, rispetto a un fenomeno che, da Cofferati in poi, è sempre stato spropositatamente enfatizzato. A Bologna, la città capoluogo, le occupazioni abusive non superano le 15 unità, a fronte di un patrimonio di quasi 12 mila alloggi ERP, di cui più di 500 vuoti.

E, comunque, una norma che non permette di far domanda ERP alla figura “dell’occupante” è una cosa abbastanza curiosa: uno che ha fatto una rapina la domanda Erp la può fare e gli può essere assegnato anche un alloggio, uno che ha occupato una casa no (solo per fare l’esempio più banale, ma anche più chiaro).

In più va detto che, nelle scorse settimane, c’è stata una sentenza della Corte di cassazione ha fatto molto discutere.

Occupazione abusiva di case popolari – stato di necessità – diritto all’abitazione – insussistenza [art. 54 c.p.; art. 2 Cost.]

Non si configura il reato di occupazione abusiva di case popolari se il fatto è commesso in stato di necessità.

 

Il “danno grave alla persona”, necessario per la sussistenza dell’esimente di cui all’art. 54 c.p., si verifica non solo nel caso di lesioni dirette della vita o dell’integrità fisica del soggetto, ma anche nel caso di lesioni indirette: la mancanza di un alloggio costituisce un’ipotesi di lesione indiretta dell’integrità fisica, poiché il diritto di abitazione rappresenta un diritto primario della persona ex art. 2 della Costituzione.

Nello stesso articolo c’è anche la decadenza dall’assegnazione per i nuclei che non comunicano l’accettazione e non occupano l’alloggio nei tempi previsti. Sarebbe importante essere certi che tutti gli assegnatari abbiano gli strumenti per capire che l’assegnazione è avvenuta.

Per quanto riguarda le sanzioni amministrative previste da un altro emendamento proposto nello stesso articolo, si tratta di capire l’entità delle sanzioni e quali siano le modalità che vogliono adottare nella gestione dei condomini.

Interessante e innovativo può essere l’emendamento 7 bis: “Il Comune al fine di prevenire l’insorgere di conflitto e di tensione nei rapporti di convivenza tra gli assegnatari promuove funzioni ed attività di mediazione sociale”.

ARTICOLO 27 (SUBENTRO, OSPITALITA’ TEMPORANEA E COABITAZIONE)

L’emendamento restringe ulteriormente le possibilità di subentrare all’assegnazione degli alloggi (che già era già stata limitata in modifiche precedenti alla legge originaria). La proposta consente il subentro solo a seguito di matrimonio, di figli sopravvenuti o di convivenza more uxorio (in questo caso va fatta richiesta al Comune almeno due anni prima del subentro). Non si capisce perché ci sia una differenza così grande col matrimonio, dato che la “convivenza more uxorio”, di fatto è parificata al matrimonio. Per capire la smania di “irrigidimento” che sta alla base della proposta, si può notare come, nella legge attuale, i capoversi di cui si propone la cancellazione non siano per nulla lascivi.

ARTICOLO 28 (MOBILITA’)

L’emendamento si propone di disincentivare il rifiuto della mobilità d’ufficio da un alloggio a un altro, attraverso un aumento del canone in caso di rifiuto. Facciamo un esempio concreto: una signora di ottant’anni con la pensione sociale, rimane vedova per la morte del marito, la casa che ha abitato per 30/40 anni, rimanendo sola, è troppo grande secondo i canoni ACER. Costringerla a un trasloco dopo un funerale è insensibilità, fargli pagare il triplo d’affitto è sadismo sociale allo stato puro.

ARTICOLO 30 (DECADENZA)

Tra le cause della decadenza viene previsto il rifiuto da parte dell’assegnatario di consentire l’accesso all’alloggio del personale dell’ente gestore e della polizia municipale. E’ bene ricordare che in casa della gente si può entrare solo con un mandato dell’autorità giudiziaria. La polizia può entrare su propria iniziativa solo per ricercare armi o droga. Se si presenta il parroco a benedire, l’inquilino lo fa entrare solo se gli va, altrimenti lo tiene fuori. Un inquilino privato, se tiene fuori il padrone di casa, non può essere per questo sfrattato. Il capoverso proposto poteva essere articolato in maniera diversa: il controllo deve essere comunque annunciato, deve essere annunciato anche il motivo del controllo; se si ritiene vengano svolte in una casa Erp delle attività illecite, va fatta denuncia all’autotità competente; se si ritiene che vengano ospitate persone senza titolo nell’alloggio e in maniera illecita, esistono già norme che regolano questa materia.

ARTICOLO 34 BIS (PERSONALE DI CONTROLLO)

Al personale che svolge attività di controllo e di verifica negli allooggi ERP viene conosciuta la qualifica di agente accertatore.

ARTICOLO 35 (CANONE DI LOCAZIONE)

Non si capisce perché sostanzialmente venga proposta la cancellazione dell’attuale articolo 35, dove si dice, tra l’altro “sulla base dei criteri stabiliti dal Consiglio Regionale”, mentre il testo nuovo proposto ha molte ambiguità: “Il canone di locazione dell’alloggio è determinato in base al suo valore locativo oggettivo (da quando questo criterio è alla base dell’edilizia popolare?). Con propri regolamenti i Comuni ne definiscono l’applicazione tenendo conto delle condizioni economiche degli assegnatari”… Una parte così importante per l’ERP come il “canone di locazione” non può essere descritto in maniera così scarna e sommaria, lasciando una discrezionalità troppo ampia ai Comuni nel definirne l’entità e le modalità che verranno adottate.

ARTICOLO 36 (DESTINAZIONE DEI PROVENTI DA CANONE)

Va bene l’ulteriore possibilità prevista di destinare i proventi dei canoni, oltre alle finalità che già la legge prevede, anche per “iniziative atte a favorire l’accesso agli alloggi ai soggetti in attesa di assegnazione di un alloggio pubblico”.

ARTICOLO 37 (ALIENAZIONE DEGLI IMMOBILI)

Non è spiegato perché viene cassato l’attuale capoverso 3 “Il programma è attuato attraverso un bando di vendita ad asta pubblica, assumendosi come prezzo base il valore del mercato dell’immobile, determinato dall’ente proprietario”… Cancellando questa parte del testo scomparirebbe dalle legge la modalità di vendita con la quale si attua il programma di alienazione.

ARTICOLO 41 (ATTIVITA’ DELLE ACER)

Questo emendamento stravolge completamente la Legge n. 24, imputando alle ACER tutte le attività che la Legge assegnava ai Comuni in materia di Politiche abitative (resterebbero in capo agli enti locali solo le funzioni di programmazione).

Verrebbero trasferite:

– la rilevazione dei fabbisogni abitativi e l’individuazione delle tipologie d’intervento;

– la definizione degli obiettivi e delle linee di intervento;

– la predisposizione dei programmi volti alla realizzazione, manutenzione e riqualificazione del patrimonio;

– l’individuazione degli operatori (dicasi aziende, soggetti imprenditoriali) che partecipano alla elaborazione e alla realizzazione degli interventi;

– l’esercizio delle funzioni amministrative per la concessione o per la revoca dei contributi agli operatori;

– l’accertemanto dei requisiti degli utenti alle abitazioni;

– la costituzione di agenzie per la locazione.

E’ una proposta sulla falsariga di quello che già avvenuto con le ASP per una serie di deleghe che prima facevano capo agli assessorati alle Politiche Sociali.

C’è qualcuno che ha il coraggio di dare, a 6/7 anni dalla loro nascita, un giudizio positivo sulle ASP?

C’è qualcuno che ha il coraggio di dire che la gestione welfare municipale sia migliorata?

Sarà bene che tutte le realtà e i movimenti di lotta per la casa facciano sentire la loro voce prima che questa proposta di legge arrivi in commissione e poi in aula all’Assemblea Legislativa Regionale… A quel momento potrebbe essere troppo tardi.

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