Inchiesta / Ancora un “bollettino di guerra” sulla distruzione dei posti di lavoro


Chi ha prodotto la crisi economica, oggi lancia messaggi rassicuranti di ripresa e, peggio ancora, propone ricette per superarla, ma chi ne subisce le conseguenze vede una situazione peggiorare giorno dopo giorno. Prosegue l’inchiesta di Zic.

13 novembre 2009 - 13:35

offerta-lavoro-madridAlla fine di ogni settimana, da un po’ di tempo, si può stilare un vero e proprio bollettino di guerra di fabbriche che chiudono, di aumento delle ore di cassa integrazione, di operai in mobilità, di tecnici in esubero, di precari che perdono il lavoro svanendo nel nulla.

La beffa è che chi ha prodotto la crisi economica, oggi lancia messaggi rassicuranti di ripresa e, peggio ancora, propone ricette per superarla. Per gli economisti e i politici “di servizio” i segnali incoraggianti sarebbero il ritorno alla pratica del “business as usual” per quanto riguarda i paradisi fiscali, la risalita della transazioni finanziarie attraverso i fondi di investimento, il ricorso nuovamente ai bonus, la libertà di movimento dei capitali, le facilitazioni fiscali alle imprese. Ai “dominanti” e alla loro corte di baciapile sembra assolutamente ininfluente che, a livello mondiale, su quattro miliardi di popolazione in età attiva, si sia arrivati a due miliardi di senza lavoro retribuito e a un miliardo di persone con lavoro precario e reddito in diminuzione.
Nel nostro piccolo, prendendo in esame il territorio dell’Emilia- Romagna, anche questa settimana ci rendiamo conto come la situazione continui a peggiorare.
Dalla CGIL regionale è giunto il dato che ben trentamila lavoratori hanno perso l’occupazione dall’inizio della crisi ad oggi. Molte aziende stanno passando dalla cassa integrazione ordinaria a quella straordinaria e, quindi, la questione del personale in esubero diventa di grande attualità.
Le domande mensili di CIG da parte delle aziende, sono triplicate da gennaio (1.476) a luglio (3.709), a settembre si è registrato il picco annuale delle ore di cassa integrazione ordinaria per industria e commercio: 5.529.549 (+ 800% circa da gennaio), che calano ad ottobre (4.031.003 ore), ma solo perché crescono, in contemporanea, le ore della CIG straordinaria e in deroga (dalle 2.371.704 ore di settembre alle 3.012.101 di ottobre).

E’ il settore metalmeccanico quello che fa più ricorso alla cassa integrazione (il 70% di tutte le richieste di CIG): a Bologna le fabbriche che utilizzano gli ammortizzatori sociali sono passate dalle 59 del settembre 2008 alle 625 del novembre 2009, con i lavori colpiti da 2.600 a 23.000. I dipendenti in cassa integrazione straordinaria sono 2.775, suddivisi in 48 imprese.
Gli altri settori che hanno fatto richiesta di CIG sono, per un 15% a testa, quello della ceramica e quello della chimica. Da gennaio a settembre 2009, le domande di disoccupazione ordinaria sono state 83.000 (45.000 in più rispetto allo stesso periodo del 2008).
L’Assessore provinciale Prantoni si dichiara “molto preoccupato” snocciolando i numeri sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali nel territorio della Provincia di Bologna, che riguardano ormai 1.500 aziende e 35.000 lavoratori.
Sono usciti, in questi giorni, anche i dati delle aziende artigiane del territorio bolognese colpite dalla crisi. Negli ultimi nove mesi sono scomparse 115 piccole officine meccaniche. Sempre nello stesso periodo si sono registrati 135 fallimenti che sono di più dei 130 avvenuti in tutto l’anno 2008. Negli ultimi due anni 314 artigiani hanno chiuso i battenti. A causa del restringimento dei crediti da parte delle banche, nei prossimi mesi sono a rischio di chiusura 560 realtà produttive dei diversi settori.
La FIOM denuncia processi di esternalizzazione verso la Cina e il Vietnam per quanto riguarda la componentistica del settore del Motociclo. La Ducati Motor è una delle fabbriche dove sono in corso questi processi, quasi parallelamente al ricorso alla cassa integrazione per gli operai di Borgo Panigale. Dentro gli stabilimenti della “due ruote rossa”, nei giorni scorsi, ci sono stati cortei a sostegno degli scioprei della FIOM contro l’accordo separato tra Confindustria, FIM e UILM.

Una delle novità dell’ultima settimana sono i 69 esuberi, su 689 dipendenti, annunciati da un’azienda “tecnicamente all’avanguardia” come la Datalogic di Bologna. La direzione aziendale ha diachiarato di avere la necessità di “procedere al ridimensionamento dell’organico in tempi rapidi e comunque con un effetto positivo previsto sui costi del personale a partire dall’inizio di gennaio 2010”. Un discorso cinicamente chiarissimo che non lascia dubbi su quali siano le intenzioni e le motivazioni di Romano Volta, il padrone.
L’elenco delle imprese in crisi è stato allungato in questi giorni dalla CESAB, fabbrica di carrelli elevatori che fa parte del gruppo Toyota: la direzione aziendale ha dichiarato l’intenzione di mettere in mobilità 100 dei 386 dipendenti dello stabilimento di Bologna.
Sono stati costretti ad occupare la sala mensa e dichiarare l’assemblea permanente i lavoratori della Fonderia Renopress di Budrio, per lottare contro i 49 licenziamenti (su 107 dipendenti) annunciati dalla nuova proprietà “italiana”, subentrata nello scorso mese di ottobre alla multinazionale indiana “Endurance Oversize” che controllava la fabbrica dal 2006. Da mercoledì 11 novembre, davanti ai cancelli della fonderia, è stata montata una capanna e sarà, per molte notti, la casa degli operai che partecipano al presidio permanente.

Gli operai e gli impiegati della Caterpillar di Minerbio, anche questa settimana, sono scesi in sciopero per difendere il loro posto di lavoro. La multinazionale americana, proprietaria dello stabilimento, ha infatti deciso la messa in mobilità di 43 impiegati (su 80) e di 30 operai (su 150).
Per restare alle situazioni di lotta, va ricordata la partecipazione di una delegazione di operai della Tecnogas di Gualtieri (Reggio Emilia) all’occupazione della direzione del gruppo Merloni, attuata la scorsa settimana da delegati delle varie fabbriche della holding, tutte con restrizioni dell’attività lavorativa.
Nel contesto dellle nelle procedure di “amministrazione straordinaria” del gruppo Merloni, la vicenda della Termogas è drammatica: dura da anni e coinvolge non solo i 500 lavoratori dello stabilimento reggiano, ma anche altre imprese e lavoratori dell’indotto. I lavoratori si trovano in situazioni di Cigs in deroga e di mobilità in deroga a 700 euro mensili.
E’ rispuntata anche l’arrampicata sui tetti come risposta ai licenziamenti. Questa forma di lotta è stata utilizzata nei giorni scorsi dagli operai della Sitcar di Formigine (Modena), un’azienda che produce carrozzerie per autobus e minibus. Hanno infatti passato due giorni sul tetto di un capannone, per protestare contro la messa in mobilità di 10 lavoratori. Scesi con i piedi a terra nel pomeriggio di ieri, i manifestanti sono rimasti però vicino alle due scale antincendio del capannone, dichiarando che torneranno a salire sul tetto ed a riprendere la protesta se, dopo l’incontro tra Prefetto, sindacati e proprietà, la situazione non si
sbloccherà.
Chi, invece, non ha rispettato subito l’accordo, stipulato il 9 settembre scorso al ministero del Lavoro, è la FIAT, che non si è presentata all’incontro di ieri che aveva all’ordine del giorno l’apertura del tavolo per la reindustrializzazione della CNH di Imola, azienda che fa parte del gruppo torinese.

Tra le diverse iniziative di mobilitazione di questa settimana va segnalata la manifestazione che si è tenuta in Piazza Matteotti a Budrio, dove si sono dati appuntamento i lavoratori in lotta della Dimac di Ozzano, della Caterpillar di Minerbio, della Renopress di Budrio, senza contare gli altri lavoratori delle aziende metalmeccaniche della Bassa bolognese.

Come avrete capito dagli altri servizi [12] su questi temi che abbiamo già pubblicato, noi continueremo a tenere accesa l’attenzione sul disastro economico e sociale che la crisi sta provocando nei nostri territori, perché pensiamo che la vita dei lavoratori e delle loro famiglie sia molto più importante, dal punto di vista della “libera informazione”, che le vite dei vip e dei potenti e delle loro eventuali “scappatelle”.

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Share on Tumblr


Articoli correlati