InCassati! / Alla Fini si alza il tendone per il blocco della fabbrica. Report dal presidio.


I cassonetti e gli striscioni davanti all’entrata testimoniano l’intenzione dei lavoratori di non subire passivamente 108 licenziamenti.

12 aprile 2010 - 18:07

finiContinua il presidio alla Fini Compressori di Zola Predosa, iniziato questa mattina alle 7. Nel pomeriggio, davanti ai cancelli della fabbrica, gli operai hanno montato una struttura che diverrà, nei prossimi giorni, il punto di riferimento per tutti coloro che vorranno portare solidarietà a quella che sarà una lotta molto dura.

La grande tenda attrezzata diventerà anche la “casa” in cui i lavoratori e le lavoratrici rimarranno giorno e notte per impedire che dallo stabilimento esca qualcosa, per bloccare l’arrivo di eventuali rifornimenti produttivi, per convincere qualche malintenzionato a non entrare al lavoro mentre 108 suoi colleghi sono stati di fatto licenziati.

Nessuno ha dichiarato ufficialmente quando arriveranno le lettere per la “messa in mobilità”, ma è senso comune aspettarsele per venerdì prossimo. Il 19 infatti scadrebbe la cassa integrazione straordinaria ed è inimmaginabile che padron Fini, soprattutto dopo l’esito dell’incontro del 9 aprile in Provincia, permetta agli operai cassintegrati di tornare a lavorare. Quindi, la decisione, presa al volo stamattina, è quella di bloccare tutto. Intanto si sta davanti al portone e si si rimandano indietro camion ed eventuali crumiri e, per essere più convincenti, sono stati messi davanti all’ingresso alcuni cassonetti della spazzatura. E’sicuro che, quando arriverà l’annuncio ufficiale dell’espulsione dei cosiddetti 108 esuberi, ci sarà una intensificazione della lotta.

Il clima che si vive nel grande parcheggio antistante la fabbrica non è certo dei migliori, anche se in molti coprono l’incazzatura con raggianti sorrisi, derivanti dalle battute sagaci, dagli scherzi che si fanno per fare passare un tempo interminabile, addirittura “più lungo” delle interminabili otto ore di fatica quotidiana. C’è molta amarezza per questo epilogo, in diversi avrebbero intensificato la lotta prima, altri credono che, con tutti i pezzi di azienda che sono stati esternalizzati durante i mesi cassa integrazione, ormai i “buoi” siano “scappati”. C’è chi dice che i cancelli andavano bloccati anche alla Fini di Piacenza (in Cina non ci si può andare), perché altrimenti è inutile la lotta di Bologna. Altri temono che dopo la “sfuriata” iniziale, tra qualche giorno, molti lavoratori non andranno più al presidio. C’è chi è ancora più pessimista e sostiene che una buona parte dei lavoratori non colpiti dal provvedimento di espulsione, non vedrebbero l’ora di tornare a lavorare… addirittura circola la voce che sabato scorso, appena 12 ore dopo il disatroso incontro con la direzione aziendale in cui sono stati annunciati i licenziamenti, qualcuno sia andato a fare straordinario.
In tutti c’è la paura di rimanere soli, isolati in una zona industriale prospiciente l’autostrada in cui le macchine continuano a sfrecciare, anche se le bandiere rosse della Fiom e delle Rdb sono state issate in abbandonaza sopra l’inferriata di recinzione.
Questa paura, del resto, non è infondata, nessuno degli operai delle fabbrichette lì attorno si è avvicinato nemmeno nella pausa pranzo, come se i lavoratori della Fini “scottassero”.
E’ quindi compito di tutti rimboccarsi le maniche e sostenere questa lotta come una lotta di tutto il territorio bolognese,  il presidio della Fini dovrebbe essere un luogo di appuntamento e di passaggio per tutti coloro che in questi mesi hanno gridato ai cortei: “Noi la crisi non la paghiamo”. Uno slogan, tra l’altro, di cui si sono riempiti la bocca anche certi partiti della sinistra: questa è l’occasione buona per vedere se era solo un modo per dar aria alla gola…

>  Nell’ambito del progetto inCassati!, promosso da Vag61 in collaborazione con Zic, prosegue la rubrica che raccoglie esperienze di resistenza e di lotta portate avanti dai lavoratori colpiti dalla crisi.

La redazione di Zeroincondotta

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