Algeria / Rivolta popolare contro il caroprezzi, tre morti


E’ iniziata tre giorni fa la rivolta di una generazione contro l’innalzamento improvviso dei prezzi degli alimenti di prima necessità. La polizia spara e uccide tre manifestanti

09 gennaio 2011 - 21:01

Banlieue Méditerranée

[…] L’Algeria esplode. Esplode la rabbia di tutta una generazione che ha visto l’innalzamento improvviso dei prezzi degli alimenti di prima necessità. Pane, riso, olio, zucchero, latte hanno subito aumenti pari al 20-30%. Una situazione insostenibile per una popolazione già martoriata. La rivolta scoppia ad Algeri, ma anche nelle città di Orano, Tipaza, Costantina, Djelfa, Blinda. Mentre il governo, guidato dal corrotto Boutefika, si disinteressa delle ricchezze del sottosuolo della nazione (sono calcolati giacimenti di petrolio per 12 miliardi di barili, ma anche gas, uranio e altri metalli), la disoccupazione supera il 25% e i giovani algerini, maggioranza della popolazione (il 75% ha un’età media di 30 anni), aprono gli occhi su un futuro che non esiste.
“Urliamo, bruciamo e spacchiamo tutto, perché è l’unico linguaggio che riescono a capire [i governanti]. Non ne possiamo più di una vita senza un domani […] non possiamo continuare a vivere sperando un giorno di riuscire a fuggire in Europa”. Così i giovani agitatori dei quartieri popolari sintetizzano ciò che è in animo a ogni rivoltoso. Ed è rivolta. I negozi di generi di prima necessità (ma anche, perché no, le gioiellerie) sono saccheggiati, uffici postali e governativi assaltati, commissariati dati alle fiamme, così come le banche e le sedi del colosso energetico Sonelgoz.
La condizione di povertà per tutti è chiara come quella della ricchezza per pochi e, riecheggiando uno slogan della ribellione delle banlieue parigine di qualche tempo fa, anche i giovani magrebini cominciano a proporsi di “andare dai ricchi”, tentando di assaltare i quartieri bene della capitale. La polizia reagisce, spara, carica, uccide (almeno tre i morti, centinaia i feriti). Le leggi eccezionali varate nel 1992 (l’anno seguente dell’elezione di Boutefika alla presidenza) vengono rispolverate per impedire i cortei, ma anche le partite di calcio. Le voci dissonanti dei cantastorie contemporanei vengono censurate con l’arresto di blogger e rapper, mentre anche i lavoratori più miti vengono duramente repressi, come è avvenuto durante il corteo degli avvocati.
Gli Immam, probabilmente sorpresi dall’iniziativa sociale, fanno da pompieri, mentre per le strade un caos materiato di rabbia e dignità si espande, incendiando alche la più lontana cittadina. Il governo, spaventato, annuncia che ritirerà gli aumenti dei prezzi. Nessuno gli crede ma sarebbe già il primo risultato concreto della rivolta. Ma forse è qualcosa di più profondo a scuotere gli animi dei giovani magrebini. È forse quella decolonizzazione lasciata a metà, quella transizione infinita verso l’indipendenza nazionale (mai emancipazione sociale), quella monarchia personale di Boutefika (che ha cambiato la costituzione per poter rimanere al governo sine die) travestita da repubblica e democrazia, quell’immaginario impossibile del futuro a scuotere le viscere della popolazione.
Intanto alcuni osservatori intelligenti in loco, come quelli del quotidiano El Watan, s’interrogano sul divario tra popolazione e Stato che sta esplodendo come una vera contraddizione. Un divario composto da interessi materiali contrapposti e che si è cominciato a manifestare con la grossa astensione alle elezioni del 2009, astensione che si trasformò in un vero e proprio “boicottaggio”, “segnando la rottura tra il potere e i cittadini”.
Dalle periferie del Mediterraneo, come quelle parigine di qualche anno fa, la gioventù immigrante/emigrante riaccende fuochi con cui scaldare un futuro possibile. La Banlieue è il mondo, titolava un editoriale di “N+1”. Di sicuro, con l’insorgenza greca, la ripresa della lotta di classe in Francia e gli sprazzi di ribellione in Spagna e in Italia, la Banlieue, oggi, è il Mediterraneo, mai così… mare nostrum.

(dal blog la-malatesta)

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