“Al fianco di Bartleby” [comunicati]


La solidarietà per Bartleby, sotto minaccia di sgombero, da parte di Vag61, Laboratorio Smaschieramenti, Noa, Comitato Acqua Bene Comune, Concordanze, Cineasti Arcobaleno, Wu Ming, Crash-Cua-Cas, Cr.a.C.K. e Reality Shock, Sel.

31 maggio 2012 - 19:17

Al fianco di Bartleby

Ancora una volta la miopia di chi occupa posizioni di potere in questa città ci costringe a dover ribadire il valore delle esperienze di autogestione che rendono Bologna più viva, più ricca di cultura e più degna di essere vissuta. Questa volta è l’Università che minaccia di sgomberare Bartleby dai locali di via San Petronio Vecchio, fingendo di ignorare l’importanza per Bologna di un percorso prezioso su cui non c’è bisogno di spendere troppe parole: bastano le iniziative prodotte, le tantissime persone che ogni settimana attraversano quello spazio e la ventata di innovazione culturale e politica portata in città.

Siamo al fianco di Bartleby e continueremo ad esserlo, per difendere questa esperienza dall’ottusità di chi pensa di ridurre ogni contraddizione e anomalia a problema di ordine pubblico.

Vag61 – Spazio libero autogestito

* * * * * * * * * *

Bartleby Bene e Comune

Mentre le sabbie della pianura padana si stanno liquefacendo, l’università di Bologna chiama lo sgombero di Bartleby. Pazzesco, eh? In linea con la repubblica che si fa la festa con le parate militari, mentre operaie, precari,
migranti crepano per il lavoro prima ancora che per il terremoto, l’alma matrigna altro non sa dire e altro non sa fare che esibire i muscoli, contribuendo con la propria arrogante piccolezza all’impaludamento di queste terre.
Bartleby è un prezioso esperimento di intersezione fra vite, arte, cultura, politica e conoscenza che tanto ha dato a una Bologna ormai da troppo tempo desolata e impastata in un produttivismo che non guarda in faccia nessuno.
E’ così che Bartlebly, da quando è nata, cerca di costruire il suo “comune”.

Oggi, invece, stiamo assistendo con occhi increduli ad un triste teatrino dell’assurdo, in salsa provinciale, fatto di burocrati incapaci di progettazione, pieni di retorica su un’innovazione che neanche riescono a riconoscere. Troppo concentrati sulle lotte intestine nei loro partiti per le briciole di potere sulla miseria sociale dilagante, non riescono a vedere dov’è e cos’è il bene comune per questa città. Ma è evidente, ormai, che l’università di Bologna sceglie la via kafkiana dell’insensato perché non ha più idee, parole e senso, ridotta ad essere un’azienda governata da interessi altrui. Nulla ha più da dire e più da fare perché si è consegnata mani e piedi alla riforma baronale. Nulla ha più da insegnare a una città che là fuori, faticosamente, continua a produrre e condividere saperi radicati nelle vite e nei corpi reali, a tessere relazioni, a tentare di r/esistere al ricatto della precarietà, dello smantellamento del welfare, della logica del profitto a tutti i costi.

Favolose sempre, austere mai, ci prenderemo cura dello scrivano come se si trattasse di noi stesse e ci (auto)difenderemo.

Laboratorio Smaschieramenti

* * * * * * * * * *

Noa difende Bartleby

Nessun dubbio. Bartleby non può essere sgomberato. Sottolineamo la gravità dell’atteggiamento di chi dall’Università non tutela progetti così importanti per il tessuto culturale della città. Non possiamo permettere che i “detentori della cultura” impoveriscano Bologna rimanendo sulle loro poltrone.

Artisti, musicisti, scrittori, teatranti, cineasti, operatori di cultura, filosofi, grafici, tecnici, danzatori, tutti insieme diciamo NO all’interruzione del progetto Bartleby.

Noa – Nation of arts (Bologna)

* * * * * * * * * *

Solidarietà a Bartleby

Lo Spazio Sociale Bartleby – all’interno del quale è attivo uno degli sportelli della nostra campagna di Obbedienza Civile – ci ha informato che l’Università (proprietaria del luogo in cui si trova) ha deciso di sgomberarlo domani mattina anche con l’uso della forza.

Noi che abbiamo sempre scritto che SI SCRIVE ACQUA MA SI LEGGE DEMOCRAZIA, non possiamo che essere inquietati dal vedere la progressiva riduzione degli spazi di libertà in questa città. Alla vigilia della manifestazione nazionale convocata il 2 Giugno da una larga coalizione sociale per il rispetto degli esiti referendari, dei Beni comuni, della democrazia e dei diritti, abbiamo un motivo in più per essere a Roma.

Invitiamo le autorità preposte a ritornare sui propri passi e aprire un confronto reale che porti alla soluzione della vicenda in modo pacifico, partecipato e democratico.Bartleby è parte attiva del movimento per l’acqua bene comune e a alle ragazze e ai ragazzi dello spazio va tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno.Noi saremo al vostro fianco.

Comitato Acqua Bene Comune di Bologna

* * * * * * * * * *

Bartleby: parliamoci chiaro

Parliamoci chiaro: noi di Concordanze siamo musicisti classici.
Siamo quelli che suonano musica composta centinaia di anni addietro, ai cui concerti le sale sono solitamente quasi prive di giovani.
Suoniamo musica complessa tanto per gli esecutori quanto per gli ascoltatori.
Il nostro “genere” di musica, una volta al centro della vita sociale di ogni città e centro culturale d’Europa, non è più il linguaggio condiviso di una civiltà.
Raramente capita che ad un concerto la musica “parli” come dovrebbe e sappia commuovere e stupire.

Parliamoci chiaro: Bartleby per noi è un’altra cosa.
Concordanze è nata assieme a Bartleby. Da tre anni Bartleby è la nostra casa: il luogo in cui possiamo raggiungere un pubblico vero, eterogeneo, vivo, in cui i giovani si contano a centinaia.
A Bartleby la musica classica “parla”, commuove e stupisce.
A Bartleby tanto i musicisti precari e gli studenti di Conservatorio quanto i musicisti del Teatro Comunale si riappropriano di ciò che fanno e sono; non solo: riscoprono quanto intenso possa essere un concerto, quanto sia gratificante per esecutori e pubblico vivere assieme la musica.

Parliamoci chiaro: abbiamo appreso che c’è una trattativa in corso con il Comune di Bologna per garantire la continuità dell’esperienza di Bartleby, ma che l’Università di Bologna vuole sgomberare. E lo ha dichiarato con toni quanto meno fuori luogo, addirittura rasentando la minaccia.
Domani mattina Bartleby dovrebbe finire in mezzo ad una strada e questa trattativa essere interrotta?

Parliamoci chiaro: se Bartleby finisce in mezzo ad una strada, Concordanze perderà il più grande, inestimabile patrimonio di cui un musicista possa sognare: un pubblico vero, un luogo dove condividere la propria arte, una spazio di sperimentazione.
In una parola, perderemo tutto.
E come noi tutti coloro ai quali Bartleby ha dato spazio sia materiale che creativo.

Parliamoci chiaro: cantiere o non cantiere, vogliamo sapere perchè un centro di produzione culturale del livello di Bartleby debba essere buttato in mezzo ad una strada, essere minacciato, sgomberato.
Perchè l’Università si accanisca contro i suoi stessi studenti che offrono cultura gratuitamente a migliaia di cittadini, giovani e meno giovani
Perchè domani deve chiudere un luogo che fa dell’arte e della cultura un diritto di tutti.

Parliamoci chiaro: senza Bartleby, domani la musica classica a Bologna subirà un duro colpo.
Senza Bartleby, domani Concordanze non avrà più una casa.
Senza Bartleby, domani per noi finirà un sogno.

Bartleby ha parlato chiaro: centinaia di iniziativa gratuite per la città, spazio per chi fa arte e cultura.
Ora parlino chiaro anche le istituzioni. La cultura come valore collettivo, come diritto, come fonte di socialità, va dunque sfrattata?

Concordanze

* * * * * * * * * *

Con Bartleby

Ci dispiace dover scrivere queste parole.

Ci dispiace dover esprimere solidarietà al Bartleby. Ci dispiace prendere atto che ancora una volta occorre schierarci insieme contro la miopia imperante. Ci dispiace perché in un momento come questo la notizia di una minaccia di sgombero nei confronti di una realtà bella, sana e propositiva come il Bartleby suona ancora più odiosa. Ci dispiace. Ci dispiace per il quartiere. Ci dispiace per gli studenti, gli artisti, i cittadini, gli usufruitori di cultura e per tutti quelli che quest’anno hanno potuto usufruire dell’alta proposta culturale popolando lo spazio liberato chiamato Bartleby. Ci dispiace per tutti i ragazzi del gruppo Bartleby. Ci dispiace per la città. E ci dispiace anche per quel potere stupido che invece di “capire” ha deciso di “ignorare”. Nonostante l’evidenza. L’evidenza di una mancanza che il Bartleby ha sempre con successo tentato di colmare. Una mancanza che “loro” invece, lo sappiamo già, non saranno mai  in grado di colmare con la loro “via” istituzionale. E allora distruggono, come sempre fa chi ignora e invidia. Ci dispiace una volta ancora dover essere qui a scrivere parole tristi. Ci dispiace perchè tutto questo “bene comune” rischia di essere sottratto alla società civile. Chissà quando torneranno le parole felici? Ci dispiace, sì, ma non sarà un dispiacere silenzioso.

Sarà un dispiacere mostrato con la nostra presenza accanto al Bartleby.

La nostra presenza fatta di tanti autori, registi, tecnici e lavoratori dell’audiovisivo. La nostra presenza fatta di semplici usufruitori, di semplici cittadini interessati ai beni comuni, agli spazi riaperti e liberati a favore di tutti  dalla polvere delle burocrazie istituzionali. Siamo con voi, amici del Bartleby,  compagni di un viaggio che continuerà oltre quello che succederà questa notte o la prossima. Siamo con voi nella speranza che, tutti insieme, si possa scongiurare lo scempio di uno sgombero ancora più incomprensibile dato che le trattative con il Comune ci sono.

Chiediamo a chi vuole mandarvi via di attendere quel tanto che basta per lasciare che le trattative giungano in porto. Ricordiamo altri sgomberi, come quello dell’ex cinema Embassy, molto caro a noi cineasti, avvenuto qualche anno fa. Era di proprietà del demanio che richiese lo sgombero perchè con la massima urgenza doveva avviare lavori di ristrutturazione per adibire il cinema ad archivio. Dopo anni l’Embassy è ancora là, abbandonato ai topi e alla polvere.

Fu un gesto triste e ci dispiace per chi lo ordinó.

Chiediamo a chi ha minacciato questo ennesimo odioso sgombero di trarre insegnamento dagli errori.

Sempre in attesa di un luogo e un tempo dove le parole non saranno più di dispiacere ma di gioia.

I Cineasti Arcobaleno

* * * * * * * * * *

Bartleby non si sgombera!

Ancora una volta una esperienza di autogestione e di produzione dal basso di saperi, stili di vita e culture viene messa in discussione dai vertici dell’Ateneo di Bologna. A fronte dell’esistenza di una trattativa per trovare una sistemazione alternativa a Bartleby avviata col comune l’università decide tramite dichiarazioni roboanti di paventare l’opzione dello sgombero manu militari dello spazio occupato di via San Petronio 30/a.

Ancora una volta vince la logica della repressione verso l’emersione, in tempi di crisi, di progetti e scommesse collettive che tracciano traiettorie differenti rispetto a dimensioni culturali e di socialità studentesca che in questa città sono sempre legate al profitto e calate dall’alto senza tenere conto di bisogni, desideri e potenza creativa che invece esperienze come Bartleby promuovono e  rilanciano. Ribadiamo con forza la nostra solidarietà ai compagni e alle compagne di Bartleby oggetto anche di comportamenti inaccettabili da parte di polizia e carabinieri che questa notte durante un happening musicale sono intervenuti in forze tentando di chiedere i documenti a tutt*, spintonando una ragazza all’ingresso dello spazio provando a entrare con la forza, venendo con determinazione contrastati dai presenti rendendo impossibile qualunque identificazione.

Per il momento alle minacce dell’università non ha fatto seguito nessun atto di forza e il presidio di oggi, che ha raggiunto il rettorato, ha smascherato la volontà politica dell’ateneo di minare la continuità dell’esperienza di Bartleby. Saranno i nostri corpi, i nostri saperi, la nostra socialità, la nostra lotta a difendere gli spazi di libertà di studenti e precari.

Laboratorio Occupato Crash!
C.ollettivo U.niversitario A.utonomo
C.ollettivo A.utonomo S.tudentesco

* * * * * * * * * *

Bartleby deve ri-morire!

Un giorno gli studiosi di storia locale si occuperanno della lunga decadenza di Bologna. E chissà che non dedichino qualche minuto del loro tempo al paradosso di questi giorni, come cartina al tornasole del livello di imbarbarimento che la città ha raggiunto. Parecchi anni fa, lo storico frontman degli Skiantos, Roberto “Freak” Antoni, pubblicò una raccolta di aforismi e poesie intitolata Non c’è gusto in Italia a essere intelligenti. Ecco, sembra che a Bologna questo sia vero due volte. Anche perché, nel caso specifico, si finisce a sbattere la testa sempre contro lo stesso muro, come i matti, con rispetto parlando. Lo si fa proprio mentre in provincia i muri sono ridotti a macerie e le preoccupazioni dovrebbero essere altre. In questo caso, il muro su cui si segna il livello di demenzialità è (ancora una volta) quello di Bartleby.

Dal settembre scorso la convenzione che Bartleby aveva con l’Università di Bologna è scaduta. L’Università vuole adibire quei locali di via S. Petronio Vecchio ad altra funzione. Con flemma degna di peggior causa si è avviato uno sbilenco tavolo a tre – Bartleby, Comune, Ateneo – per gestire il trasferimento in altro luogo, idoneo a portare avanti le attività culturali e politiche del collettivo.

Si tratta di concerti, reading, dibattiti, presentazioni di libri, assemblee pubbliche su temi d’attualità, insomma tutte quelle cose di cui Bologna tende a vantarsi in giro per vendere la propria immagine di “città della cultura”, ma di cui all’Università di Bologna non importa nulla, dal momento che ha sempre visto Bartleby come un problema anziché come una risorsa.

Non così l’Assessore alla Cultura, Alberto Ronchi, che – dopo un paio di false partenze – ha avviato un dialogo con Bartleby per trovare una soluzione al suo trasferimento. Soluzione che proprio in questi giorni sembra vicina.
Ecco, di solito questo è il momento in cui in una storia si profila all’orizzonte l’happy end e all’improvviso subentra un cattivo che lo allontana. Il villain di turno è il Rettorato, che da ieri annuncia lo sgombero dei locali di Bartleby. Urge cantierizzare subito, dichiara il prorettore Nicoletti, per non pagare penali che graverebbero sulle casse dell’Ateneo. In realtà, come si diceva, quelli di Bartleby se ne stanno per andare comunque, ed è prassi frequente aprire cantieri anche in momenti “di transizione”.

Ma non sarà proprio questa transizione a dare fastidio? E davvero l’Università è il solo “cattivo” di questa storia?

L’impressione è che ci sia un percorso che non va premiato in nessun modo, che va anzi punito, anche a costo di spaccature politiche e istituzionali: un percorso di autorganizzazione e autogestione che ha prodotto cultura e iniziative di qualità senza mendicare nelle anticamere dei poteri cittadini, né passare per le solite trafile burocratico-clientelari.

Da quasi un anno, una parte del blocco di potere locale – rappresentata dal PD – ha individuato in Bartleby il nemico, dipingendo quel posto come un covo di “violenti”, “facinorosi” etc. Questa è la vetta di assurdità sulla quale ci si è inerpicati: chiunque abbia una minima conoscenza della vita reale in città sa che descrivere quell’esperienza come un problema di ordine pubblico è platealmente ridicolo. Sarebbe bello se fosse solo idiozia: c’è anche quella, sì, ma con l’aggravante della malafede.

Sia chiaro: Bartleby non è certo l’unica esperienza di autogestione in città, e capiterà di doverne difendere altre, non meno meritorie. Ma Bartleby è in special modo una spina nel fianco dei Balanzoni locali per ragioni oggettive, per il terreno che ha scelto di praticare: l’intersezione tra produzione culturale e agire politico. Come diceva un compagno che quell’esperienza l’ha sempre difesa, Stefano Tassinari, a Bologna le contraddizioni più acute le illumini occupandoti di cultura, perché ciò tocca direttamente l’immagine e il modello socio-economico e produttivo della città.

E’ tanto più importante dire le cose fuori dai denti in questi giorni di terremoto. Il terremoto ha permesso di rispolverare i peggiori clichés su “emilianità” e “modello emiliano”. Gli emiliani sono terremotati di serie A; gli emiliani sono gente che si rimbocca le maniche; gli emiliani agiscono nella concordia in nome del valore del lavoro, senza distinguere tra operai e padroni; gli emiliani sapranno trovare il modo migliore e più rapido per ripristinare la “normalità”… Abbiamo letto articoli e visto trasmissioni televisive dove, all’improvviso, si dipingeva un’Emilia di trenta-quarant’anni fa, immobile nel tempo, fatta solo di tigelle, bonarietà e volontariato. Ci si è dimenticati in frettissima di tutti i discorsi fatti fino all’altro ieri: la penetrazione mafiosa nell’economia della regione, la cementificazione selvaggia, le devastanti grandi opere in Appennino, il malaffare nel mondo delle cooperative, la piramide di precarietà e lavoro nero su cui si regge l’imprenditoria locale, la crisi di legittimità della classe dirigente, gli exploit di Grillo come sintomo (o come effetto) della fine di un paradigma etc.

In particolare, Bologna è reduce da dodici anni di insipienza politica, scandali e  commissariamenti. Eppure, la sua classe dirigente è più arrogante e vanitosa che mai: noi siamo sempre e comunque i migliori e non abbiamo bisogno che altri vengano a insegnarci alcunché. Cosa vogliono questi fuorisede? Dobbiamo impararlo da loro come si fa cultura? Che gli studenti paghino cinquecento euro per una stanza, stiano zitti e si godano il privilegio di esser morti di fame in questo bellissimo salotto.

Wu Ming

* * * * * * * * * *

No allo sgombero di Bartleby

Mentre le continue scosse dello sciame sismico e la scandalosa gestione dell’emergenza terremoto non ci lasciano dormire sonni tranquilli, con le tante vittime sorprese sul proprio luogo di lavoro perchè la produttività della pianura padana viene prima di tutto, c’è chi stanotte l’ha passata del tutto in bianco.

Bartleby ha passato la notte sveglio per prepararsi ad un eventuale sgombero: increduli abbiamo scoperto ieri sera che l’Università di Bologna non ha trovato nulla di meglio da fare in questo momento che decretare la necessità dell’inizio dei lavori in via s.Petronio vecchio e intimare a Bartleby l’imminenza di uno sgombero, ignorando la trattativa in corso tra lo spazio e il comune.

Da qui su a nord est conosciamo fin troppo bene le retoriche della produttività che vediamo ossessivamente ripetute sui quotidiani di questi giorni, come se il maggior problema dell’Emilia non fossero le vite umane ma l’impasse produttivo di una delle zone più “ricche d’aziende d’Italia”.

Produttività che qui non è solo una retorica ma una vera propria etica che con la crisi sta però tristemente deflagrando nei continui suicidi dei suoi protagonisti: i piccoli e medi imprenditori del nord-est che non reggono il cambiamento degli scenari di sempre o che forse chissà hanno visto gli scheletri di una fortuna non proprio self-made buttati fuori dall’armadio dagli scossoni della crisi.

Ma non solo gli scossoni del terremoto e della crisi sono arrivati fin qua, anche la contaminazione che uno spazio come Bartleby ha sempre messo in campo attraversando e facendosi attraversare da tutte le sperimentazioni politiche e culturali che quest’anno ha portato con se’, da Santa Insolvenza all’occupazione del Cinema Arcobaleno alle mobilitazioni dei lavoratori di arte e cultura, è riuscito ad essere un vero e proprio epicentro d’innovazione.

Con il terremoto ecco la vera emergenza ( nel senso più proprio di far emergere), quello dell’ottica dominante: la produttività va portata avanti a tutti i costi, anche quello della vita, mentre tutto ciò che la intralcia va cancellato, soprattutto se sono politiche e culture che trasformano lo stato di cose presenti.

Abbiamo sempre pensato che l’università dovesse esere sede della condivisione dei saperi critici, gli unici che tramite la cooperazione possono produrre innovazione sociale nell’interesse comune.

Ci troviamo oggi alle prese con l’applicazione della riforma Gelimini, ultimo passo dell’aziendalizzazione dell’università, che qui a Padova sta mettendo non poco in difficoltà le gerarchie accademiche nel tentativo di riorganizzazione, al punto da non sgomberare l’aula occupata che ormai da tre mesi è diventata il Dipartimento dei Saperi Critici.

Ci sembra paradossale che nemmeno nella crisi economica, politica ed ora anche del territorio terremotato, l’ateneo di Bologna sappia riconoscere l’interesse comune per la città di uno spazio come Bartleby, ma anzi decida proprio ora di tentare di farne “piazza pulita”.

Dal Reality e dal Di.S.C mandiamo un forte abbraccio a tutt* gli occupanti di Bartleby: qualunque cosa accada, la libertà non può essere sgomberata!

Laboratorio Cr.a.C.K
Relity Shock – Padova

* * * * * * * * * *

Sgombero Bartleby, una scelta inopportuna

Secondo quanto comunicato dalle ragazze e dai ragazzi di Bartleby, l’Università sarebbe pronta a uno sgombero dei locali di via San Petronio Vecchio nella mattinata di domani, 1 giugno.

A nome del partito che rappresento in consiglio comunale, mi sento di chiedere al prorettore Nicoletti di fermarsi. Richiedere uno sgombero forzato proprio mentre l’amministrazione comunale sta meritoriamente portando a conclusione un accordo che consenta di dare continuità, in un altro luogo, ad una esperienza che è stata riconosciuta culturalmente valida da centinaia di studenti, cittadini e esponenti del mondo culturale, è inopportuno.

Sappiamo che l’Università ha dei progetti per quei locali e siamo consci dello stato di agitazione di qualche decina di cittadini che ritengono inadatto quel luogo per le attività del collettivo Bartleby. Ma è ormai questione di poche decine di giorni perchè il trasloco possa avvenire pacificamente e senza quelli che potrebbero essere strascichi che nessuno di noi si augura.

La città di Bologna ha già assistito a troppi sgomberi di luoghi abbandonati quest’anno. Luoghi abbandonati che hanno ritrovato vita grazie all’opera di ragazze e ragazzi che chiedono uno spazio dove poter fare cultura. Le risposte devono essere altre, e mi auguro che il Prorettore Nicoletti possa aspettare ancora qualche settimana prima di dar via a dei lavori che, se hanno aspettato più di un anno, possono aspettare ancora qualche giorno.

Sel Bologna

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Share on Tumblr


Articoli correlati