Aggrediti i manifestanti della Gaza Freedom March


Aggiornamenti dal Cairo dove i manifestanti della Gaza Freedom March sono ancora bloccati. Da Radio Città Aperta.

31 dicembre 2009 - 15:57

di Marco Santopadre, Radio Città Aperta

Dopo i divieti opposti dal regime egiziano e l’impossibilità quindi per i 1400 attivisti di raggiungere la striscia di Gaza per manifestare oggi insieme ai palestinesi in occasione del primo anniversario del massacro di Piombo Fuso, l’obiettivo delle 42 delegazioni internazionali era quella di manifestare al centro del Cairo: per chiedere la fine dell’assedio israeliano – sostenuto dai governi occidentali – alla popolazione di Gaza; per denunciare l’atteggiamento complice del regime egiziano con le politiche israeliane; per ricordare i 1400 cittadini palestinesi, per la maggior parte civili, massacrati sotto le bombe israeliane esattamente un anno fa. L’indicazione venuta dalla riunione plenaria della Gaza Freedom March di ieri era di radunarsi davanti al Museo Egizio, nel centro della capitale, per dare forte visibilità alla protesta approfittando della presenza di decine di migliaia di turisti. Ma verso le 9,30, quando i vari gruppi di manifestanti si sono concentrati nel piazzale antistante al Museo Egizio, sono stati immediatamente aggrediti da uno schieramento enorme di forze di sicurezza in assetto antisommossa che ha diviso i manifestanti in piccoli gruppi, spingendoli violentemente contro un muro. Gli agenti hanno per lungo tempo schiacciato col loro peso i manifestanti inermi contro i muri, in molti casi li hanno picchiati con i bastoni, presi a calci e a pugni. Secondo le testimonianze dei manifestanti i poliziotti egiziani si sono accaniti soprattutto contro le donne che aprivano la manifestazione, alla quale non è stato permesso neanche di iniziare a sfilare in corteo.

“I poliziotti egiziani si sono scagliati contro di noi con bastoni e picchiando alla cieca” ci ha riferito Mila Pernice, del Forum Palestina, con la voce rotta dall’emozione. “nonostante il nostro atteggiamento pacifico ci hanno violentemente impedito di manifestare. Ci hanno prese a calci, trascinato per i capelli, prese a pugni e bastonate con i manganelli. Ci sono diversi feriti e ora siamo chiusi in un angolo della piazza completamente circondati da cordoni fittissimi di poliziotti in assetto antisommossa”

“Per ora gli italiani feriti sono almeno due, per fortuna in modo non grave. Ho visto donne anziane picchiate senza pietà. Nella nostra delegazione ci sono diversi medici che ora stanno cercando di allestire una postazione di primo soccorso qui nella piazza, ma è molto difficile perché i poliziotti continuano a spingerci e non gli interessa che ci sia gente a terra. Mentre parlo cerchiamo di tenere i poliziotti ad almeno un metro di distanza da una donna sdraiata a terra che ha perso conoscenza durante la prima carica. Avevamo scelto di far aprire la manifestazione alle nostre compagne per tranquillizzare le forze di sicurezza sui nostri intenti pacifici ma non è servito a nulla…” racconta in diretta su Radio Città Aperta Germano Monti del Forum Palestina.

Anche Maurizio Musolino del Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila denuncia ai nostri microfoni la violentissima e ingiustificata repressione: “la situazione è difficilissima, stiamo cercando di raggruppare tutti gli italiani ma è complicato. Volevamo solo protestare affinché venga rimosso l’assedio a Gaza e per ricordare le responsabilità della comunità internazionale nel fatto che la Striscia da tre anni è diventato un immenso carcere a cielo aperto ma non ce lo stanno permettendo. Siamo circondati da una marea di agenti che continuano ad essere molto aggressivi.”

Dai manifestanti italiani al Cairo arrivano in continuazione sms in cui si dice “siamo circondati dalla polizia egiziana al museo egizio temiamo nuove cariche. Fate sentire la nostra voce telefonate a tv, giornali, politici e mobilitatevi noi vogliamo raggiungere Gaza.”

I manifestanti nonostante la pressione e le minacce delle forze di sicurezza hanno deciso di rimanere in piazza e di cercare in qualche modo di continuare la protesta attraverso slogan, l’esposizione di striscioni, i contatti con i media arabi ed internazionali. Poco fa una donna italiana che era svenuta dopo le cariche ed era rimasta a terra per circa 40 minuti è stata portata via da un’automobile messa a disposizione dall’ambasciata italiana.

Dall’Italia i coordinatori del Forum Palestina stanno protestando veementemente con l’Unità di Crisi della Farnesina e chiedendo l’immediato intervento del nostro personale diplomatico in Egitto a tutela dei 140 cittadini italiani la cui incolumità è seriamente a rischio.

Oggi pomeriggio a Roma il Forum Palestina ed altre organizzazioni hanno convocato una manifestazione di protesta davanti all’ambasciata dell’Egitto in via Salaria 267 a partire dalle 16 e fino alle 18. Anche a Londra oggi si terrà una manifestazione nei pressi dell’ambasciata egiziana mentre in Francia, a Parigi, le organizzazioni internazionaliste e pacifiste protesteranno oggi pomeriggio davanti al Ministero degli Esteri. Ieri pomeriggio alcuni attivisti francesi sono riusciti a calare una grande bandiera palestinese da una delle Piramidi, nella zona più frequentata dai turisti della città, e questa mattina hanno portato in piazza una grande foto del gesto di ieri ricevendo il plauso delle altre delegazioni.

Tra i partecipanti c’è anche Alice Walker, scrittrice e vincitrice del Premio Pulitzer, Walden Bello, membro del Parlamento Filippino, Luisa Morgantini, ex membro del Palamento Europeo per l’Italia. Più di 20 partecipanti alla marcia, tra cui l’ 85enne sopravvissuta all’Olocausto, Hedy Epstein, che hanno intrapreso uno sciopero della fame contro il pesante ostruzionismo Egiziano, oggi entrano nel quarto giorno.

Intanto questa mattina centinaia di attivisti hanno manifestato sui due lati del confine tra la striscia di Gaza e l’Egitto contro l’assedio israelo-egiziano imposto al territorio palestinese. Tra loro c’erano anche degli stranieri. Manifestazioni contro l’assedio hanno avuto luogo anche nel nord della striscia di Gaza e sul versante israeliano del confine.

Le autorità di gestione dei valichi del governo palestinese nella Striscia di Gaza, hanno dichiarato che il governo egiziano ha autorizzato l’ingresso nella Striscia soltanto a qualche decina di attivisti internazionali. 86 persone su oltre 1500 hanno dunque attraversato ieri sera il valico di Rafah diretti a Gaza. Ghazi Hamad, direttore dei passaggi palestinesi, in un collegamento telefonico con il nostro corrispondente a Gaza, ha confermato la notizia dell’arrivo nella Striscia di 86 membri della vasta delegazione del Gaza Freedom March, e ha spiegato che sono entrati in due gruppi, il primo composto di 50 e il secondo di 36. Secondo le dichiarazioni dei pacifisti appena arrivati nella parte palestinese del valico di Rafah, le autorità egiziane hanno impedito loro di portare con sé gli aiuti materiali raccolti da tutto il mondo e trasportati per migliaia di chilometri. L’Egitto ha anche trattenuto i veicoli.

Spiega all’agenzia di stampa Infopal l’avvocato Vainer Burani (Giuristi democratici – Reggio Emilia): “Dal punto di vista giuridico, siamo di fronte a un assurdo: il governo egiziano impedisce a 1500 attivisti di lasciare l’Egitto, non di entrarvi (come potrebbe essere suo diritto). A rigor di logica, dovrebbe essere il legittimo governo di Gaza a non autorizzare l’ingresso nella Striscia, non l’Egitto. Questo sta infatti compiendo un’illegalità, una violazione di un diritto. E’ un paradosso del diritto internazionale. Come si potrebbe affrontare il problema? Rivolgendosi, come stanno facendo gli attivisti, alle proprie ambasciate al Cairo, per chiedere loro di essere protetti e ‘accompagnati’ a Gaza. E’ un loro diritto. Inoltre, si potrebbe fare causa al governo egiziano, in quanto viola i diritti dei cittadini stranieri di uscire dall’Egitto, tenendoli sequestrati. Tuttavia, ancora una volta constatiamo che il diritto internazionale è sostanzialmente inesistente. E’ il diritto dei più forti: gli Usa e Israele”.

(da Radio Città Aperta)

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