Adama è uscita dal Cie [comunicati]


Migranda: “Abbiamo potuto riabbracciare e accompagnare in un luogo sicuro una donna colpita prima dalla violenza di un uomo e poi da quella delle istituzioni”.

01 dicembre 2011 - 09:51

Adama è libera!

Stasera (ieri, ndr) dal Cie di via Mattei è uscita una migrante che per tre mesi è stata imprigionata senza alcuna colpa, come d’altra parte del tutto immotivata continua a essere la detenzione di tutti gli altri migranti in tutti gli altri Cie d’Italia e d’Europa. Stasera però noi possiamo dire: Adama è libera! Abbiamo potuto riabbracciare e accompagnare in un luogo sicuro una donna colpita prima dalla violenza di un uomo e poi da quella delle istituzioni. Adama è libera! Il suo coraggio e la protesta collettiva di migliaia di donne e di uomini, e ancora la presa di posizione di decine di associazioni, hanno reso possibile ciò che fino a pochi giorni fa sembrava impossibile. Adama è libera! La brezza fresca e impetuosa della nostra rivolta ha aperto per una volta la porta di quel luogo inutile e brutale che è il Cie. Ci sarà tempo nei prossimi giorni per altre considerazioni. Ora, ciò che importa, è che Adama è libera e può prendere in mano la sua libertà.

Migranda

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Ieri sera Adama è stata liberata ed è uscita dal CIE di via Mattei, a Bologna. Adama era in un CIE perché dopo aver subito ripetute violenze da parte del suo ex-compagno, quando ha deciso di denunciare la situazione è stata rinchiusa in quanto priva di permesso di soggiorno. La liberazione è avvenuta dopo una campagna che ha visto aderire centinaia di persone e associazioni in tutta Italia e in Europa. L’ultima iniziativa, domenica 27 novembre, quando durante la giornata organizzata dal Coordinamento Migranti l’assemblea generale, che ha visto la presenza di circa duecento persone, ha più volte richiesto la sua liberazione. Ora Adama è libera e le facciamo i migliori auguri, per superare, oltre alla violenza dello stato, la violenza che ha subito per anni come donna. Ora che Adama è libera, è bene che siano chiarite alcune cose: la prima è che senza il suo coraggio e senza questa grande mobilitazione, Adama sarebbe ancora dentro il CIE di Bologna. Il merito va prima di tutto a lei e a tutti e tutte coloro che hanno sostenuto e rilanciato l’appello lanciato da Migranda e Trama di Terre: prendere parola serve. La seconda cosa, è che la vicenda di Adama è sì singolare, ma non deve sorprenderci: essa deriva direttamente dalle leggi italiane ed europee sull’immigrazione, e dal razzismo istituzionale che le governa. Se la legge Turco-Napolitano non avesse creato i CPT e se la legge Bossi-Fini non avesse inserito il contratto di soggiorno per lavoro, Adama non avrebbe subito, oltre alle violenze del suo ex-compagno, anche quasi tre mesi di reclusione. Per questo, tutti coloro che hanno chiesto la sua liberazione devono avere il coraggio di fare il passo successivo: unirsi a noi nella lotta per l’abrogazione della legge Bossi-Fini e la chiusura di tutti i CIE. Adama è libera, ora è tempo di scegliere da che parte stare: o con i migranti e le migranti che lottano da anni contro i CIE e il ricatto della legge Bossi-Fini, o con il razzismo istituzionale.

Coordinamento Migranti Bologna e provincia

 

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