Accoglienza, servizi tra tagli e incertezza


Il welfare municipale è in grave sofferenza, Bologna unica città in regione senza un drop-in. Paolo Patuelli, rete Sold Out: “Per gli operatori diventa difficile lavorare”.

07 giugno 2011 - 19:04

C’è preoccupazione per i posti di lavoro di circa ottanta operatori sociali che lavorano nelle strutture di accoglienza di Bologna, in gran parte dipendenti di cooperative. mentre i bandi per la gestione delle strutture stesse sono  bloccati da due ricorsi incrociati al tar, che rischiano di mantenere una situazione di stallo fino all’autunno.

“Le cooperative sono in difficoltà, e per gli operatori sociali diventa difficile
lavorare”, spiega Paolo Patuelli della rete di lavoratori delle cooperative sociali Sold Out. Patuelli lavorava al drop-in di via Paolo Fabbri, chiuso l’estate scorso, e come altri è attualmente in cassa integrazione.

“Adesso Bologna -spiega- è l’unica città dell’Emilia-Romagna a non avere una struttura di questo tipo”. Ma, tra budget ridotti e incertezza su chi deve gestire cosa, anche chi ha ancora al lavoro non se la passa troppo bene: “Molti operatori si vedono proporre una riduzione del contratto, dal tempo pieno al part-time, o un demansionamento: un abbassamento di livello che puo’ portare anche a 100-150 euro in meno su una busta paga di mille euro”.

Precarietà, incertezza, ma anche frustrazione per la qualità del servizio che non può che calare sensibilmente:  “Alle persone che accogliamo possiamo offrire molto poco – conclude Patuelli – il modello per ora rimane quello dell’accoglienza disincentivante

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