A processo la “superconsulenza” di Pavarini durante l’amministrazione Cofferati


Dopo le prime irregolarità nei pagamenti, che non spettavano al docente ma all’Università, Pavarini restituisce la somma, ma subito dopo il Comune gli affida lo stesso incarico.

02 marzo 2010 - 21:55

La Corte dei Conti dell’Emilia Romagna si troverà presto di fronte al caso di consulenza illegale che la giunta Cofferati affidò nell’autunno 2004 ad un professore di diritto penitenziario, Massimo Pavarini. Il docente sarebbe stato infatti assunto per una consulenza in materia di sicurezza (con un compenso di 90.000 euro per otto mesi) senza che Palazzo d’Accursio richiedesse l’autorizzazione all’Alma Mater. Questo si va ad aggiungere al fatto che il Comune pagò la prima rata dell’importo direttamente al docente invece che versarli su un fondo produttivo dell’Università. Questo doveva avvenire in quanto l’Ateneo, prestando l’opera di Pavarini al Comune, si privava del lavoro del professore. Queste irregolarità furono denunciate, ma i soldi furono restituiti a Palazzo D’Accursio e non all’Ateneo e inoltre subito dopo venne riaffidato dal Comune un secondo incarico, uguale al primo, al docente. Questa volta le autorizzazioni furono richieste, ma anche l’importo rimase il medesimo nonostante in teoria il lavoro doveva già essere stato svolto per metà, in quanto Pavarini aveva mandato la fattura al Comune. Su questa seconda irregolarità si basa la tesi del pm il quale sostiene che tutto ciò sia stato un escamotage per pagare al professore ciò che egli aveva dovuto in un primo tempo restituire. Il Pm sostiene che quest’incarico abbia causato un danno erariale di 30.000 euro all’Università degli Studi di Bologna.

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