A chi interessano le aree militari?


Una nostra lettrice si è “infiltrata” tra i costruttori e ha seguito tutta la vicenda delle aree militari che il Comune di Bologna ha messo in vendita. Ecco il racconto del viaggio tra le ex caserme.

16 dicembre 2010 - 12:17

Verso la metà di novembre ho inviato, come richiesto, un fax ad un numero di Bergamo intestato a Daily RE Service, per partecipare alla visita delle aree militari dismesse. La Daily RE è un agente immobiliare che, per conto del Demanio, fa visitare, illustra, in pratica vende, come fanno gli agenti immobiliari appunto, le aree militari dismesse di Bologna che il comune sta vendendo.

La giornata prevedeva degli interventi di presentazione in una sala della Pinacoteca, un buffet e la visita guidata con pullman alle ex caserme Sani, Masini e Minghetti.
Appena arrivata ho copiato alcuni nomi delle società che avevano le sedie riservate: Galotti spa, Nomisma, Gabetti Property Solution spa, Te.s.l. srl, Consorzio cooperative costruzioni, D.L. engineering srl, Pozzi e Troti spa, FIMAA bologna, Vadadige costruzioni spa, Unipol gruppo finanziario, CDS real estate spa, Reag spa, Ance bologna (e altri). Ho saputo che sono già state effettuate 50 visite individuali e che per visite più dettagliate ci si può prenotare alla Daily RE. Voci mormorano che ci siamo anche dei russi e degli indiani interessati all’acquisto.
Capobianco, per conto dell’Agenzia del Demanio ha spiegato che il comune vuole vendere 19 ex aree militari e un edificio del comune, la scuola Tambroni. Il commissario Cancellieri ha ritenuto opportuno procedere alla vendita di 8 aree militari, le altre verranno vendute dalla nuova giunta, presumibilmente nell’autunno del 2011. In questo lotto l’area più importante è la caserma Sani, un paesello composto da 26 grandi edifici e una vasta area verde. Rimangono da valutare e vendere aree importanti come la Staveco e i Prati di Caprara.
Per l’ex caserma Sani, base d’asta 42 milioni di euro, l’ex caserma Masini, base d’asta 14 milioni di euro e l’ex teatro della caserma Minghetti base d’asta 3.8 milioni di euro l’apertura delle buste con le offerte è avvenuta ieri 15 dicembre.

Le altre 5 aree, ovvero l’ex direzione lavori base d’asta 300 mila euro, il Compendio Monte Paderno base d’asta 100 mila euro, l’ex caserma Mameli base d’asta 800 mila euro, la Polveriera val d’Aposa base d’asta 1200 mila euro, la Postazione CPB San Pancrazio base d’asta 100 mila euro verranno vendute il 20 dicembre.

Al comune non andrà l’intero ricavato della vendita ma solo una percentuale:  dal 15 al 5 %, la percentuale decresce con l’aumentare del tempo che il comune impiega a stabilire i vincoli, le destinazioni, il prezzo e a mettere il bene sul mercato. Se il comune fa in fretta, come nel caso di queste 8 caserme, la percentuale è al massimo, ovvero il 15%. Per le aree che verranno vendute dalla nuova giunta la percentuale sarà minore.
Il costruttore ha l’obbligo di ristrutturare degli immobili da restituire alla collettività; il maggior guadagno che il comune ricaverà dall’operazione sarà appunto la riqualificazione delle aree  e la dotazione di cui beneficerà la città. Nel caso della caserma Masini è stato stabilito che verrà realizzata una scuola, nel caso della Sani 3 edifici dovranno essere ristrutturati e rimarranno proprietà del comune. I volumi potranno essere aumentati di pochissimo (i 9 edifici sottoposti a vincolo verranno restaurati e gli altri demoliti e ricostruiti per gli stessi volumi) e l’enorme area verde diventerà in parte parco pubblico. Cosa si farà negli edifici che torneranno al comune verrà deciso dal comune assieme ai quartieri, alla ditta costruttrice e a progetti di urbanistica partecipata. I quartieri sono già stati sentiti (la scuola che verrà realizzata nella caserma Masini è una richiesta del quartiere) ma non tutto è stato ancora stato ancora deciso.

Gli interventi dei relatori, la mattina del 23 novembre, erano finalizzati alla messa in bella mostra del bene: Francesco Evangelisti (comune di Bologna Dipartimento qualità della città) ha spiegato ai costruttori che la Bolognina, dove si trova la caserma Sani, è una zona in riqualificazione, che grazie ad un collegamento ferroviario suburbano sarà velocemente collegata alla stazione centrale, che una pista ciclabile che sorgerà al posto dei binari che corrono lungo via Ferrarese e la collegherà in linea retta al centro. In quella zona altre aree ex industriali sono già in riqualificazione (ovvero stanno costruendo abitazioni).

La dott. Grifoni, rappresentante della soprintendenza, tendeva a minimizzare i vincoli, dicendo che le soprintendenze  si son fatte più pragmatiche, se ci sono immobili che non hanno valore storico verrà concesso di demolirli.
Per chi vuole saperne di più: piante, destinazioni d’uso, vincoli…

Il 15 dicembre, alla mattina, sono quindi andata all’apertura delle buste: erano presenti il fior fiore dei costruttori, una trentina di uomini dai 40 ai 60 anni che avevo già visto alla visita di presentazione, non avevano mandato lì le loro segretarie o gli stagisti. Ho provato a chiedere la ragione di tanta affluenza e mi è stato risposto “curiosità”. Per curiosità questi signori hanno perso la mattinata di lavoro e sono venuti alla sede del Demanio in piazza Malpighi con l’autobus o il taxi?  Forse che il mercato immobiliare è davvero così in crisi che i costruttori sono semi disoccupati? O forse non ero la sola a voler vigilare?

E’ stata fatta una sola offerta per la caserma Minghetti, il lotto più piccolo in vendita ieri, e la società Termal Real Estate srl si è aggiudicata i 3 stabili di via Capramozza per 3.828 mila euro.
Gli altri beni dovranno ritornare sul mercato ad un prezzo inferiore.  Questo condizionerà anche la valutazioni dei “pezzi forti” ancora da valutare, i Prati di Caprara e l’area Staveco.

Alla prossima puntata.

Sandy Da Fré

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