A Bologna la Costituente dello sciopero precario


A settembre “una grande assemblea aperta a tutti i lavoratori e le lavoratrici, nativi e migranti, a movimenti, sindacati e attivisti” per “riprendere in mano e rinnovare la pratica dello sciopero nell’era della precarietà”

28 luglio 2011 - 12:00

> Il comunicato:

Da Genova verso lo sciopero precario

Siamo i precari e le precarie che hanno dato vita agli Stati generali della precarietà e da gennaio stanno lavorando alla preparazione di uno sciopero precario, uno sciopero dentro e contro la precarietà che dimostri che se ci fermiamo noi si blocca il paese. Ci siamo riuniti a Genova per discutere dei mesi passati e per decidere insieme il cammino da percorrere d aqui in avanti. Provenivamo da tutta Italia e da Barcellona, dove Democracia Real Ya sta da mesi animando le lotte delle acampadas nelle piazze della città. La precarietà è sempre al centro della scena politica. Ma non i precari, che sono spesso chiamati a mobilitarsi per le cause più giuste, come giustizia, democrazia, diritti del lavoro garantito, beni comuni, ma mai per agire in prima persona e collettivamente per migliorare le proprie condizioni. Noi vogliamo diventare finalmente protagonisti.

Ci rivedremo il 24 e il 25 settembre a Bologna per la Costituente dello sciopero precario, una grande assemblea aperta a tutti i lavoratori e le lavoratrici, nativi e migranti, così come a movimenti, sindacati, attivisti che vogliono partecipare al percorso verso lo sciopero precario. Insieme vogliamo far valere la forza dei precari contro chi dalla precarietà estrae profitti. Vogliamo costruire legami tra persone che sono allo stesso tempo unite dalla comune condizione di precarietà e separate dalle divisioni che fanno la forza delle imprese. Vogliamo discutere insieme di come riprendere in mano e rinnovare la pratica dello sciopero nell’era della precarietà.

Saremo a Barcellona il 17 e 18 settembre per partecipare all’incontro europeo di preparazione della giornata di mobilitazione globale del 15 ottobre, quando scenderemo in piazza contro le politiche di austerity, a partire dalla legge di bilancio appena approvata e contro la gestione autoritaria e bipartisan della crisi che i poteri finanziari e i governi trasversali del neoliberismo ci vorrebbero imporre nel silenzio. In autunno lanceremo una campagna popolare di respiro europeo per il diritto al reddito incondizionato e di base, che ridia voce alle rivendicazioni delle generazioni precarie.

Da settembre continueremo il cammino anche lanciando i Laboratori cittadini per lo sciopero precario, che nei mesi scorsi hanno cominciato a lavorare in diverse realtà locali. Saremo anche a Roma il 10 settembre per partecipare all’incontro della rete Roma bene comune e a Milano l’1 e 2 ottobre al seminario sul welfare promosso da Uninomade. Entrambi gli appuntamenti saranno occasioni per ampliare il dibattito su welfare e beni comuni. E continueremo a impegnarci testardamente a coinvolgere i precari e le precarie, a contaminare la società con il punto di vista precario, ad ascoltare i sogni e i bisogni dei nostri fratelli e delle nostre sorelle precarie, a mantenerci aperti alla partecipazione e al contributo di tutti e tutte.

Negli ultimi mesi abbiamo intrapreso il cammino verso lo sciopero precario con le mobilitazioni per il diritto all’insolvenza, la partecipazione allo sciopero dei migranti e alle battaglie contro il razzismo istituzionale, la Mayday di Milano, l’agitazione dei precari dell’editoria al Salone del libro di Torino, l’attività dei Punti San Precario, le giornate di piazza contro Brunetta, l’occupazione del teatro Valle a Roma. Da Genova, e con nel cuore la straordinaria mobilitazione popolare in Val di Susa in difesa dei beni comuni, ripartiamo con la voglia di continuare a lavorare in maniera autonoma e indipendente per affermare il punto di vista precario e verso lo sciopero.

Ribadiamo le nostre rivendicazioni: un reddito di esistenza incondizionato; un nuovo welfare basato sui diritti e sull’accesso a servizi e beni comuni materiali e immateriali; il diritto all’insolvenza per chi non è in grado di pagare la crisi e si trova strozzato dal taglieggio di stato; la rottura del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, che sulla pelle dei migranti fa vedere la faccia transnazionale della precarietà. Diciamo basta alle aziende che sfruttano il lavoro precario per mantenere alti i profitti anche in una fase di crisi. Non possiamo essere noi a pagare. Diciamo basta a un welfare che ci abbandona e non risponde alle nostre esigenze. Ci ribelliamo a chi vuole farci piegare la testa ma anche a chi ci prospetta soluzioni populiste e irrealizzabili. Siamo convinti e convinte che sia sempre di più tempo di sciopero precario. Ci vediamo a Bologna.

Dagli Stati generali della precarietà, riuniti a Genova il 23 luglio 2011

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