«Make our university!»


Pubblichiamo il primo documento del Laboratorio di Autoriforma nato nel movimento universitario

08 dicembre 2010 - 15:08

Noi studenti e studentesse, ricercatori e dottorandi che abbiamo costruito e attraversato questa ultima settimana di mobilitazioni intense e determinate contro il ddl gelmini,vogliamo che sia chiaro che siamo contro la difesa dell’università pubblica esistente: un’università feudale sotto il controllo di baroni che impongono relazioni servili, un’università in macerie che ci impone ritmi e tempi di vita inaccettabili e saperi in continua dequalificazione.

Siamo consapevoli che i processi di aziendalizzazione che colpiscono l’università vanno oltre il suo essere pubblica o privata, che sono iniziati ben prima della Gelmini e il cui architetto si chiama Luigi Berlinguer, artefice del bologna process, del 3+2 e dell’inizio della dismissione della formazione superiore in Italia, processo di dismissione che è assolutamente adeguato all’economia della conoscenza e per nulla in contrapposizione.

Pensiamo che questo movimento debba andare oltre l’antiberlusconismo, debba essere in grado di aprire una fase costituente, un cantiere aperto che ponga alcuni nodi sul tappeto con i quali fare i conti e iniziare a costruire programma politico. Per far questo un primo passo importante può essere incalzare i consigli di facoltà nell’aprire tavoli sull’autoriforma, come già proposto dai ricercatori di lettere. Uno spazio necessario da costruire con studenti, ricercatori, precari e tutti quei segmenti del mondo della formazione che si stanno mobilitando in questi mesi e hanno la volontà e le competenze per ricostruire l’università dal basso. Un terreno possibile di incontro e ricomposizione di tutte le parti che attraversano e rendono viva l’università.

Un importante lavoro che si può assumere è una mappatura del lavoro nero/gratuito nelle nostre facoltà, che cominci dai bandi a titolo gratuito per ricercatori e dottorandi, e vada a toccare gli stage e i tirocini gratuiti che tanti studenti sono costretti a fare, con la rivendicazione che vengano immediatamente pagati. Come è inaccettabile che qui all’università di Bologna si sia costretti a pagare un intero anno di tasse se ci si laurea a luglio anziché a marzo:questo punto deve diventare una vertenza.

Altro capitolo sono le borse di studio da difendere, ma anche qui siamo convinti che bisogna andare oltre il classico diritto allo studio caro a molti sindacati studenteschi e iniziare a parlare del prestito d’onore, che farà diventare nostre controparti le banche e le finanziarie alle quali andare a chiedere il denaro senza volerlo restituire:diritto alla bancarotta per gli studenti che non ripianeranno il debito contratto!

Questi temi sono complementari ad un piano più generale che vede nella rivendicazione delle case per tutti/e, dei trasporti gratuiti, di accesso alla cultura, di un reddito minimo garantito una prospettiva che ricominci a parlare di riappropriazione della ricchezza sociale da parte di un tessuto produttivo metropolitano espropriato dalle rendite finanziarie di manager, banchieri e cricche di politici che detengono oltre l ‘80% della ricchezza di questo paese.

Tutto questo e’ possibile se riusciamo a coniugare nelle nostre facoltà un progetto di autoriforma da tradurre in punti di lotta, che sappia innovare il portato dei percorsi di autoformazione intrapresi in questi anni, passando da alcune nicchie di corsi con pochi crediti ad un percorso di riappropriazione del percorso istituzionale, in cui l’autogestione di pezzi sempre maggiori del percorso formativo coinvolga tanti e tante nelle nostre facoltà ,e riesca ad aprire dei percorsi di istituzionalità autonoma.

Per fare questo chiediamo ai ricercatori di aprire i loro corsi all’esperienza cooperativa di produzione di saperi, che sappia andare oltre la meritocrazia parlando di processi di autovalutazione che possano fare esprimere dei saperi di qualità, trasformando la valutazione in un campo di battaglia in cui i criteri non ci vengano più calati dall’alto ma siano frutto di una elaborazione collettiva.

Sarà importante riuscire in questi percorsi di università autonoma aprire progetti transdisciplinari, che parlino di nuove forme di organizzazione del sapere, nel momento in cui le discipline come sono intese oggi sono in una crisi irreversibile e non hanno più nulla da dirci sulla trasformazione del presente.

Riteniamo inoltre che questo documento debba guardare a tutte quelle ribellioni europee che dall’Inghilterra alla Francia, dalla Grecia alla Spagna ci parlano della necessità politica di conquistare un piano continentale di movimento. Ad esempio, continuando quel percorso contro il bologna process che l’anno scorso ha visto un inizio a Vienna, poi a Madrid, Barcellona e Bologna: un terreno europeo di conflitto come l’unico in cui il piano della vittoria possa realmente darsi.

Insomma stiamo parlando di un cantiere costituente che leghi il percorso di nuova università alla riappropriazione sociale della ricchezza, un cantiere che vuole aprire con un progetto di inchiesta e con ricerca dalla quale possano scaturire pezzi di programma politico che dicano chiaramente che è l’autonomia della cooperazione sociale il nostro obbiettivo e che chi oggi si erge a difensore dell’università pubblica in realtà si erge a difesa dell’esistente.

Vogliamo cogliere l’occasione di questo movimento per aprire un terreno che vada oltre le identità precostruite, vogliamo essere ambiziosi pensando ad una strategia che possa essere continuità di percorso oltre l’antiberlusconismo, perchè pensiamo che i Fini e i Montezemolo che verranno dopo vorranno continuare a farla pagare a noi questa crisi!

Sempre più convinti che il sapere non sia fatto per comprendere ma per prendere posizione continueremo a dire a gran voce: non c’è futuro nelle vostre macerie!

Laboratorio per l’autoriforma

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