Napoli / «Con lo stesso spirito di Stonewall»


Un «appello ai movimenti per la costruzione di uno spezzone lgbtiq-femminista-antifascista-antirazzista-antifascista» al Pride partenopeo

14 giugno 2010 - 16:09

> Leggi anche: «Roma Pride 2010. Noi non ci saremo»

Il 26 giugno Napoli ospiterà il Pride Nazionale. Si aprano le danze, si scelgano i merletti si prendano gli ombretti, si infilino nei capelli fiocchi e ferretti. Scenderemo in piazza con lo stesso spirito di Stonewall, celeberrimo nightclub frequentato da transessuali e transgenders da cui nel 1969 è partito il Movimento LGBT/QI.
Lottiamo per l’ uguaglianza nei diritti, per la dignità e il rispetto, vogliamo visibilità e libertà!

Napoli è la città in cui da un anno la mobilitazione di tutto il movimento non ha lasciato alcuno spazio al fascismo, giungendo fino alla cacciata di CasaPound, per evitare che le molte contraddizioni, le stesse che si susseguono in tutto il paese a ritmi sempre più incalzanti e che rischiano di diventare substrato culturale, sedimentino diventando ingestibili. Non vorremmo sembrare catastrofiste per questa festosa giornata di lotta, ma follemente vive, anche se arrabbiate a causa della situazione politica e sociale italiana che va a rotoli, per usare un garbato eufemismo.

Avessimo avuto a disposizione tre desideri cosa avremmo scelto? Non lo sapremo mai, sappiamo quello che abbiamo fatto, scendendo in strada e opponendoci ad ogni costo all’ occupazione dei neofascisti nei nostri quartieri, lottando contro il razzismo istituzionalizzato, lottando contro la medicalizzazione mercificazione forzata dei nostri corpi. Continuiamo a dover lottare per diritti basilari, per il lavoro, per la cittadinanza, per il rispetto, e contro ogni forma di ghettizzazione a fronte della prepotenza di governi per i quali la parola democrazia non è altro che un alibi per controllare e reprimere, sempre pronti a piegarsi all’ingerenza vaticana, forte e ingombrante in uno Stato che per Costituzione si ritiene laico. Allo stesso modo nn possiamo goderci neanche quei pochi diritti che abbiamo conquistato con anni di lotte, perché il loro prezzo aumenta ogni giorno di più e un numero sempre più grande di persone non possono più permettersi di comprarne, come fossero patate al mercato del pesce. Sottolineiamo ancora una volta la piena cittadinanza e l’autodeterminazione dei soggetti LGBTQI, degli omosessuali, trans e immigrati reclusi nei cie, come delle sexworkers, delle donne, in egualmodo degli antifascisti, antisessiti e antirazzisti.

L’ autodeterminazione è necessità e di necessità facciamo virtù. I vizi non ci mancano, sia chiaro, perché il nostro corpo non possiamo mortificarlo troppo, come vorrebbe il Vaticano, che legittima violenze giustificandole come ordine naturale e morale. La naturalità dell’identità di genere, dell’identità sessuale e degli atti sessuali di ciascun individuo, sono costruite socialmente, come un abito con gira la moda, arbitrariamente assegnate, come a tocco o nella morra cinese, gli individui non possono essere identificati usando termini generali come eterosessuale, maschio o femmina, mettiamo in discussione la creazione di categorie ed entità-gruppo artificiali e socialmente assegnate. Preferiamo mettere al centro dell’attenzione il problema delle differenze multiple, decostruendo stereotipi classisti, opponendoci al costrutto ingabbiante di genere definito. Ribellandoci alla cultura patriarcale della norma(lità). Decostruendo le terminologie, l’uso delle parole con cui veniamo nominate che creano le differenze sociali che ci opprimono. Ci opponiamo alla criminalizzazione e alla patologizzazione delle scelte che riguardano il nostro corpo e la nostra libertà sessuale e di genere.

Siamo follemente vive se pensiamo al nostro corpo in maniera liberata, se viviamo il nostro corpo in maniera libera, se nessun oppressore ci opprime, ci limita o giudica la percezione che possiamo avere del nostro corpo, se siamo libere di ripetere i concetti due volte per essere comprese e per comprendere.

Siamo immensamente accorte a non cadere nella trappola tesa dalle attuali sembianze del fascismo: non scelta, adesione meccanica a una propaganda esterna e continua, sicurezza in ogni salsa che infondo è sentirsi sicuri solo nelle vesti di un normotipo omologato con in tasca una carta di credito (illimitata) o un tirapugni d’ oro. Ma la strada è ancora lunga, non si limita al percorso del Pride nel giorno del Pride. C’è qualcosa di sottile ma saldo che unisce le lotte di noi tutt*, di tutte quelle favolosità che credono che l’ unico modo per ottenere diritti è estenderli e moltiplicarli. Resteremo a guardare quando si vorrà praticare il TSO o l’elettroshock per la depressione post parto? possiamo tollerare ancora Bagnasco generale dell’esercito?

Scendiamo in piazza per ricordare le aggressioni ai danni di omosessuali, trans, donne, immigrati che le destre rendono normalità con le ronde, con le leggi razziali come il pacchetto (in)sicurezza, come i rimpatri, i cie, attraverso la morale clericale giustificata e appoggiata fin troppo dal Governo. Scendiamo in piazza il 26 contro il ritorno di pratiche fasciste, contro l’oscurantismo.

Scendiamo in piazza per Joy, Hellen e le altre donne, immigrate, trans, sexworkers vittime degli stupri di Stato, del patriarcato, delle violenze domestiche che avvengono nella tanto decantata famiglia normativizzata. Contro il malessere della sanità pubblica, la privatizzazione dell’università, la precarizzazione dei nostri lavori e delle nostre vite, contro le sanzioni a discapito di trans e sexworkers che lavorano per strada. Vogliamo cittadinanza e pari opportunità per tutt*, nel lavoro, nello studio, perché il sessismo e l’oppressione ci colpisce tutt*. Vogliamo libertà sessuale, per i soggetti lgbtqi come per le donne, contro la cultura misogina, patriarcale e machista di questo Stato.

Orgogliose di non far parte di quell’unica minoranza ricca, maschia, bianca, eterosessuale, cristiana e in buona salute che detiene il potere e che produce crisi e delinea un modello sociale ingabbiante. Siamo lesbiche, femministe, trans, donne, disoccupate, froci, frocie, sieropositive, lavoratrici, migranti, studentesse, puttane, precarie&rappresentiamo la realtà politica antifascista, antirazzista, antisessista napoletana.

coll. lgbtiq Tiresi@, coll. femminista DeGeneri, Coll. femminista Pachamama, Coll. di genere Sora Rossa

per adesioni: orgoglioseantifa@autistiche.org

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